Ieri, come ogni anno, sono stato in visita ad un frantoio per assaggiare l’olio “nuovo”, appena “molito” (spremuto)...

L'albero simbolo di Luce Divina, Sapienza, Vita, Rigenerazione, Castità, Prosperità e Pace ci dona un’ambrosia preziosissima che è alla base della nostra civiltà mediterranea.

L'ulivo, si diceva, era il regalo che Atena aveva fatto per meritare di essere riconosciuta come sovrana della città di Atene:
Poseidone ed Atena si disputavano la sovranità sulla città appena fondata ed entrambi vollero fare un dono chiedendo poi agli stessi cittadini chi volessero come protettore. Poseidone fece comparire un magnifico cavallo, mentre Atena fece nascere dal terreno un ulivo. A quel punto dalla folla si fece avanti uno degli anziani più autorevoli affermando che entrambi i doni erano degni di essere scelti e avevano un significato: il cavallo rappresentava la forza, il coraggio, la guerra, mentre l'ulivo la prudenza, la serenità, la pace. L'anziano disse anche che la guerra poteva portare ricchezze, potere, ma era incerta; invece la pace, anche se i beni che concedeva erano meno vistosi, erano anche più sicuri e duraturi. Tutti concordarono con le parole dell'anziano e scelsero il dono di Atena.

atena olivi

 DEMOSTENE (politico ed oratore greco) disse di avere nella sua vita consumato più olio che vino, volendo mostrare quante erano state le sue vigilie e con quanta fatica egli era salito a quella gloria d'eloquenza.

invito mostra
In ultimo volevo invitarvi a visitare la mostra fotografica del Concorso “Oleovagando”, che si inaugurerà il giorno 24 novembre (ci sono due mie fotografie esposte).
Confessor || 17:25 || sabato, 10 novembre 2007
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"Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme. Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile. E' splendido come il leone nell'attimo in cui abbatte la preda. E' bello come un giorno di primavera. Si, è il grande Pan in persona e anche il piccolo. E' Priapo.
E' il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia. E' l'ermafrodito del primissimo inizio. E' il signore dei rospi e delle rane che vivono nell'acqua e calpestano la terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte. E' la pienezza che si unisce col vuoto. E' il santo accoppiamento, E' l'amore e il suo assassinio, E' il santo e il suo traditore, E' la luce più splendente del giorno e la notte più oscura della follia, Vederlo significa cecità, Conoscerlo è malattia, Adorarlo è morte, Temerlo è saggezza, ..."

( C.G. Jung )

Abraxa6

Confessor || 23:56 || martedì, 23 ottobre 2007
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è qui il racconto della Ninfa...

Confessor || 10:57 || mercoledì, 08 agosto 2007
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Nella categoria : poesie, mitologia, verità - Permalink

SCORRE L’AMBROSIA

 

Scorre

l’Ambrosia

fin dentro

 l’anima.

 

E’ linfa di quel

fuoco  Dionisiaco

che schiude

a Noi

sovente

le regali porte

del  Regno

del Sogno.


(poesia inedita)

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 (non è pubblicità occulta)

Confessor || 23:30 || venerdì, 30 marzo 2007
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TERZO%20MILLENNIO

Antologia "Terzo Millennio", contiene un mio racconto intitolato "Tarantata".


- Athanasius Kircher aveva esaltato nella sua Musurgia universalis il potere terapeutico della musica per la cura del morso della tarantola e assegna alla musica la forza universale della guarigione descrivendo una sorta di microcosmo ferito che va ricomponendosi grazie all’armonia dei suoni. Il più celebre dei brani da lui riportato è l’Antidotum tarantulae, brano dolce e molle utile per coloro che avevano inclinazioni melanconiche: "Era cosa meravigliosa vedere come con canti del genere si placavano i sentimenti di tristezza, di amore, di ira e di vendetta" – Fabio Bonvicini

 Il Tarantismo è definito un fenomeno storico religioso che caratterizzò l'Italia meridionale e in particolare la Puglia fin dal Medio Evo. Le sue origini sono da ricercare nel mondo antico, nelle tradizioni delle civiltà classiche, collegandolo alla catartica musicale propugnata dai Pitagorici e ai riti dionisiaci delle melodie delle baccanti, praticati in tutta la Grecia e nelle sue colonie.  Con l'avvento e la diffusione del Cristianesimo si assistette alla crisi di questi orizzonti mitico-rituali  ed in tale processo di disgregazione San Paolo di Tarso assunse un ruolo significativo: accusando la Chiesa di Corinto di praticare una liturgia troppo irrazionale ed estatica colpì indirettamente i riti orgiastici, esaltando una figura di donna riservata e pudica al posto di quella invasata. Pertanto quell'Eros o quelle pulsioni represse che fino a quel momento si erano liberamente manifestate nell'orgiasmo pagano, trovarono la loro evocazione e risoluzione in un nuovo rito socialmente e cristianamente istituzionalizzato: il Tarantismo. I riti della religione e del folklore, nella storia collettiva ci riportano essenzialmente ad un'esperienza estetica, per certi versi simile a quella dei pittori e dei letterati, quasi alla pratica di un'arte primitiva che si avvicina all'antica medicina magica. Con la neutralizzazione della scienza che imprigiona le cose in una catena precostituita di significati privilegiamo il mito come immagine e gesto vivente, vibrazione e ritmo della natura. "Questo gesticolare patetico, questo cinema permanente, questo teatro di ombre che anima in segreto la nostra coscienza . . , questo alfabeto di simboli e di riti definiscono una civiltà". - L. Benoist                                                                                

Scrive Diego Carpitella: “La tarantella che viene danzata durante il tarantismo non è una tarantella profana, ma una liturgia che narra in modo esemplare, ed al tempo stesso rivive il passaggio dalla crisi alla sua risoluzione”.

Scrive Rosalinda Gaudiano: “Il tarantato esegue la danza della tarantella, in un dualismo identitario alternato tra vittima posseduta dalla “bestia”, ed “eroe” che piega la bestia. In questa performance estremamente significativa, il malcapitato vive una tensione di forte identificazione e nello stesso tempo distacco, nel lasciarsi andare e riprendersi, nell’“essere ragno” e, contemporaneamente con il movimento dei piedi simulando lo “schiacciamento” della bestia. È da questo dualismo identitario che scaturisce “la guarigione”, per grazia del Santo Paolo. Nello svolgimento della danza, il tarantato dialoga con il ragno, soggiace ai suoi ordini, oppure ha su di esso il controllo, venendo addirittura a patti , facendosi fissare dal ragno stesso la durata della prestazione coreutica, o l’orario della prossima crisi. Lo stato di trance è atteggiamento tipico della persona da esorcizzare, che una volta uscita dal trance può anche giungere alla guarigione. In sostanza, è cosi che si spiega la simbologia della tarantata, come orizzonte mitico-rituale d’evocazione, di configurazione, di deflusso e di risoluzione di quei conflitti psichici che caratterizzavano le personalità sofferte da povertà e stenti, della gente del sud delle Puglia.”   

Il ragno è il simbolo della Madre Terra che riaffiora con i suoi istinti primordiali implacabili, con la forza di riti pagani antichissimi che il Cristianesimo ha cercato di mitigare riportandoli alla ragione, nel grembo di Santa Madre Chiesa.
All’origine ci sono quindi la terra e la taranta, il tamburello e la sua musica primordiale e un repertorio di ricordi ancestrali che ognuno di noi si porta dentro e che riaffiorano periodicamente. Sull’origine di questi balli popolari legati a un ragno contro il cui morso il ballo sarebbe nato come terapia: l'antidotum tarantulae.

Confessor || 11:59 || lunedì, 26 marzo 2007
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Siponto: La magia del solstizio d'estate (Manfredonia - Foggia)

Un viaggio tra cavalieri teutonici, enigmatiche scritte e antiche energie

a cura di Andrea Romanazzi

               

Spesso, quando si pensa alla Puglia, si ha l'immagine del "paese d'o Sole", spiagge e bellezze naturali, in realtà moltissimi sono i misteri che circondano la regione tanto da poterla quasi definire il "paese della luna", visione non tanto fantastica se pensiamo che il primo romanzo gotico, scritto da Horace Walpole, "il Castello d'Otranto", non è ambientato tra le brume della Scozia, ma sulla soleggiata costa pugliese. La nostra regione è spesso legata all'Ordine templare e alle numerose magioni e porti esistenti in Puglia da cui la "Militia Cristi" partiva per l'Oriente. In realtà un altro ordine cavalleresco era presente nella regione, e non meno potente o intrigante del primo: l'Ordine Teutonico! La date di fondazione è piuttosto incerta, alcuni dicono che sia stato fondato nel 1118, pressappoco la stessa data di fondazione dei templari, per altri verso il 1128. Del resto, anche per il più conosciuto Ordine del Tempio la data è alquanto controversa e oggi si tende a spostarla verso la seconda decade dell'anno 1100. L'ordine, comunque, fu definitivamente accettato dalla chiesa nel 1190 da papa Celestino III che confermò la nuova confraternita e alla quale impose la stessa regola dei Templari e degli Ospedalieri, con l'unica differenza che i Teutonici potevano accogliere solo membri della nobiltà tedesca. Solo verso il 1198, anche grazie alla figura del Gran Maestro Hermann Von Salza, l'ordine iniziò ad acquisire notevole potere, riuscendo a farsi appoggiare sia dall'imperatore Federico, con il quale intrattenne stretti rapporti, facendo quasi diventare l'Ordine una "milizia privata" del Puer Apuliae, sia dal potere Papale rappresentato da Papa Onorio III. A differenza del "gemello" Ordine Templare, i Teutonici ebbero la possibilità di crearsi un vero e proprio impero, infatti nel 1230 furono trasferiti in Prussia e lì sottomisero e convertirono gran parte delle popolazioni pagane. Da allora e per quasi mezzo secolo i Cavalieri Teutonici portarono avanti una lunga e cruenta Crociata contro gli infedeli del nord e, nonostante la bellicosità delle popolazioni germaniche, nel 1283 la Prussia poteva dirsi definitivamente conquistata dal bianco mantello. Figura fondamentale per l'ordine del "bianco mantello" fu quella del già citato Hermann Von Salza. Il Gran Maestro dell'ordine riuscì, infatti a intrattenere buoni rapporti sia con l'Imperatore che con il Papa. Ebbe un ruolo fondamentale nel matrimonio tra Federico II e Jolanda, figlia di Giovanni di Bienne re di Gerusalemme e si adoperò molto in Terra santa, ove lui stesso operava con i suoi cavalieri per la liberazione del Santo Sepolcro e partecipò alla incruenta crociata del 1228. Grande diplomatico ebbe numerosi incarichi delicatissimi dall'imperatore e molto spesso fungeva da intermediario tra la corona e la Roma pontificia. Il Gran Maestro morì a Salerno in circostanze non ancora ben chiare nel 20 marzo 1239, stesso giorno in cui l'imperatore veniva scomunicato per la seconda volta, il suo corpo fu, su suo espresso desiderio, sepolto non in Germania, bensì a breve distanza da Castel del Monte, nella splendida chiesa di San Tommaso dell'Ospedale di Barletta. Come accadde per i Templari, anche l'Ordine Teutonico intrattenne in Terra Santa rapporti con gli "infedeli" che non vedeva solo come nemici da sconfiggere l'"inimicum" latino ma come "guerrieri" da rispettare e da cui "imparare" e dunque "hostes". Si narra, così, che anche i Teutonici ebbero rapporti con la setta Sufi, adoratori del culto unico Cristiano-Ebraico-Mussulmano, e dai quali impararono l'arte della terra di Khem. Del resto una piccola conferma di questo la troviamo tra le mura dell'affascinante cattedrale di Troia, piccolo paese in provincia di Foggia e vicino alla roccaforte saracena di Federico II a Lucera. Sulle mura perimetrali della Cattedrale son rappresentate, con simbologie piuttosto strane per esser presenti in una dimora Cristiana, le tre grandi religioni, ma questa è un'altra storia... Torniamo ai Teutonici. Per alcuni studiosi questi cavalieri furono tramite fondamentale tra l'imperatore Federico II e la setta Sufi e si narra di strane riunioni che l'Imperatore e il Capitolo dell'ordine tenevano all'interno di Castel del Monte! Gli Ordini cavallereschi erano fortemente legati alla figura della vergine dall'iconografia "bruna", spesso addirittura trafugate dalla Terrasanta, come la Madonna di Czestochowa in Polonia, e insieme ai cistercensi, furono grandi promotori del culto in Europa, basti pensare alle chiese dedicate in Francia a "nostra signora" dai Templari, oppure alla Chiesa d'Altamura fatta erigere da Federico II e dedicata alla Vergine, o ancora alle diverse chiese Teutoniche presenti in Puglia. Forse l'idea dell'imperatore era quella di una "religio" unica che avrebbe certamente tolto potere alla Chiesa, in quel periodo sempre più legata ad una visione temporale e materiale, ma che avrebbe presto suggellato la pace tra i popoli non più straziati da inutili guerre e crociate religiose, ma tutti accomunati da un unico Culto-Sogno d'amore e fraternità, sotto il segno della Vergine Maria. L'Ordine Teutonico ebbe anche forti legami con quello Templare a differenza di quello che ci racconta la storia che afferma che tra i due ordini non scorresse buon sangue come ultimamente dimostrano le ultime scoperte della cattedrale di Vienna. Infatti è recente la notizia che nella splendida cattedrale di Santo Stefano è stata scoperta una cripta sotterranea di cui non si conosceva l'esistenza e quasi sotto l'ingresso della cattedrale, cosa non nuova quando si parla di chiese templari. Ebbene all'interno di questa cripta, in una chiesa appunto fondata dai teutonici, ecco 2 gargoyls con il muso rivolto verso un'enorme croce patente rossa. Molti degli insediamenti Teutonici nella terra di Puglia sono presenti sul Gargano, il Promontorio è sicuramente un luogo molto particolare, crocevia dei pellegrini che, prima di partire per le crociate, percorrevano la "via sacra longobardorum", che da San Marco in Lamis passava per San Giovanni Rotondo, Monte Sant'Angelo fino a giungere a Siponto. Il Gargano, dunque, era, nel medioevo, un vero e proprio centro spirituale e ancor oggi, nelle isolate grotte del promontorio, vivono numerosi eremiti. Lungo "l'antico percorso" numerosi furono i monasteri, chiese, e ricoveri costruiti per i pellegrini, spesso sovrapposti a più antiche strutture esempi sono Santa Maria di Stignano, San Matteo, San Giovanni Rotondo, Sant'Egidio, San Leonardo di Siponto, fino ad arrivare a Monte Sant'Angelo. Un sito di carico di un fascino particolare è la chiesa di Santa Maria di Siponto, appartenente all'Ordine Teutonico. Appena si giunge sul luogo notiamo una particolarità, infatti la chiesa di Santa Maria è a forma di un cubo, una pianta al quanto "strana" per un classico edificio di culto, il quadrato è il simbolo della Terra, della Gerusalemme terrestre, in contrapposizione al cerchio, simbolo celeste. Lo strano legame simbolico con la "terra" non è casuale, infatti, all'interno si può ammirare la Madonna nera sipontina, ricordo lontano della "vergine bruna". Sempre sulla stessa via percorsa dai pellegrini e a breve distanza, troviamo il Priorato di San Leonardo. Il monastero fu fondato attorno all'anno 1000 dai regolari di Sant'Agostino e affidato, successivamente nel 1261 da Papa Alessandro IV all'Ordine teutonico di Santa Madre Prussia, insediati a Barletta nella chiesa di san Tommaso, città da dove i cavalieri, legati come ben sappiamo alla figura dell'imperatore Federico II, partivano per la Terra Santa sotto la guida di Ermanno Von Salza, gran maestro dell'Ordine . Ultimo rappresentate di quest'ordine sarà il vescovo di Troia, Stefano Gruben. Dal punto di vista architettonico San Leonardo si presenta con una navata centrale coperta da una serie di cupole e due laterali con copertura a botte. Lo stile è così facilmente collocabile in quello orientale latino dominante in quel periodo. Lo schema del portale non è tipico del romanico pugliese ma ricorda molto le maestranze francesi, attraverso la mediazione dei cantieri abruzzesi. (figura in alto) Osserviamo la lunetta: al centro troviamo, nella "vescica piscis" il cristo apocalittico retto da due angeli... tutt'attorno, partendo da sinistra a destra troviamo il toro, l'angelo, una cerva, il centauro che suona la lira, il drago, il centauro che suona il flauto, l'aquila e il leone. Molti di questi simboli li abbiamo già incontrati in altri luoghi legati al culto delle madonne nere, il toro e la cerva sono il simbolo di Dioniso e Diana, divinità legate alla vegetazione, il centauro rappresenta la doppia natura dell'uomo che suona strumenti "filisofali" come la lira e il flauto. Interessante è anche la valenza simbolica dei due leoni, il primo, che sta sbranando un uomo nudo, rappresenterebbe il diavolo, sempre in agguato e in cerca di prede come un leone, l'altro, invece, ha significato opposto, si ciba di un pesce, che appunto rappresenta il Cristo e da cui trae forza. Nell'antichità infatti i primi cristiani si riconoscevano con un segno in codice, quando due di essi si incontravano uno di loro tracciava metà del segno e l'altro lo completava. Il simbolo in questione era appunto il PESCE! Del resto la parola Nazareni, oltre che abitanti di Nazareth significava "piccoli pesci", e i seguaci di Gesù erano appunto i Nazareni. Non dobbiamo poi dimenticare che, all'ingresso di Gerusalemme il Cristo fu accolto nel grido di "oannes" che poi diventerà, per un errore di trasposizione, Osanna. Ebbene gli Oannes erano divinità delle popolazioni medio-orientali che, curiosamente erano rappresentati metà uomini e metà pesci! Sempre sulla facciata esterna, sulla destra dell'ingresso, troviamo un misterioso criptogramma una "croce stellata" di cui spiegheremo in seguito. Entrando nella chiesa l'attento viaggiatore può osservare i Gigli federiciani, che fanno intuire l'intimo legame tra imperatore e teutonici, mentre sulle pareti troviamo delle croci nere (figura in basso), simbolo dell'Ordine. Alzando poi lo sguardo sulla volta, notiamo un piccolo rosone a 11 raggi. E' proprio qui che risiede la soluzione dell'enigma della croce stellata trovata all'esterno, infatti ogni anno, nel solstizio d'estate, un raggio di luce attraversa il "rosoncino" e va a colpire una zona del pavimento contrassegnata da una piccola croce, quasi ad indicare un punto ben preciso del sito. Ed ecco allora la spiegazione della croce gammata incontrata in precedenza: "il sole, alto nel cielo e a perpendicolo va a colpire un punto a metà strada tra i due pilastri". Il simbolo è un segnale per il sapiente, il modo per indicare un preciso punto, l'Omphalos del luogo sacro. La parola è di origine greca, Omphalos, ma la sua tradizione e il suo significato è molto più antico e legato a culti e tradizioni che affondano le loro radici nella notte dei tempi. In questa accezione "ombelico" rappresenterebbe il centro sacro, luogo ove il "divino" si unisce con il "terrestre". Il concetto di Omphalos lo troviamo sia nella Bibbia che in molte culture megalitiche, è l'idea di una proiezione in terra di un centro celeste, il "loco" ove dimorano gli dei e dove l'uomo, in terra, può avere contatti con loro. Una spiegazione per cosa siano davvero questi centri potrebbe esser desunta dalla teoria dei leys. L'idea nacque negli anni '20 in Inghilterra quando Alfred Watkins scoprì che molti siti megalitici erano allineati seconde delle direttrici preferenziali, direttrici successivamente chiamate leys. Oggi si parla di una vasta rete che collega siti megalitici di tutta Europa creando una fitta maglia, una maglia di energie sottili che scorrono all'interno della terra, spesso seguendo corsi d'acqua sotterranei, e che si addenserebbero in punti particolari, appunto gli omphalos. Omero, per esempio, chiama l'isola di Ogigia l'ombelico del mare, appunto un Omphalos. La narrazione sembrerebbe quasi confermare la teoria delle energie che permetterebbero l'unione con il divino, infatti Ulisse trova sull'isola, appunto, una dea, Calipso, l'elemento femminile, che lo rigenera, lo rinsavisce e finchè Ulisse rimane sull'isola potrà esser immortale. Così l'omphalos diventa il simbolo di antichi culti, in particolare di quello ctonio legato alla Vergine bruna, identificata come la terra dalla qualche fuoriescono queste energie che permettono, come nel caso di Ulisse, di avvicinarsi al divino. Una teoria più classica, invece, vuole l'ombelico come "centrum" di una civiltà o semplicemente di una comunità, come appunto quella dei pellegrini in viaggio verso l'Oriente. In entrambi i casi San Leonardo diventa realmente Omphalos della comunità Cristiana, il cui segreto, protetto dai monaci guerrieri, continua a nascondersi al visitatore dietro l'enigmatica croce!

 

(daltramontoallalba.it)

Confessor || 11:14 || martedì, 06 febbraio 2007
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RITO

Dioniso è Donna,

roboanti trombe
annunciano l’arrivo di torme
d’insaziabili Madri

i seni scoperti,
in cerca del piacere

assalgono l’Uomo,
cavalcandolo furiose
-gemiti altissimi
sconvolgono
la luna dormiente-
infine, squartatolo,
ne assaporano le carni.

(componimento proposto per l'Antologia della Poesia Erotica Contemporanea - Italialibri.net)

 

Una Menade con tamburello, in preda all'estasi dionisiaca, avanza seguita da un Satiro che suona un doppio flauto, mentre un secondo, affiancato da una pantera, in mano un tirso, chiude il corteo.
Rilievo di età augusteo-tiberiana da Ercolano.
(Napoli, Museo Archeologico Nazionale)

Confessor || 17:19 || sabato, 03 febbraio 2007
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CURIOSAI


Curiosai
ripetutamente
dove
non è concesso
e vidi il Globo,
l'Aleph,
che mi schiudeva
la Verità
 del mondo.
 

(da una mia raccolta edita) 

ecova_3"Spirale e Spirale-Labirinto"  (Comune di Mompantero, località Madonna dell'Ecova)

Confessor || 16:47 || sabato, 27 gennaio 2007
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Il Gatto magico dagli Egizi alla mitologia.



Presso gli Egizi, l'uccisione del gatto era punita più severamente di quella di qualsiasi altro animale, sia che avvenisse inavvertitamente o che fosse provocata di proposito.
Chi uccideva un gatto era sempre criminale, e tale crimine si espiava solo col supplizio.
Ma quando un gatto moriva naturalmente, dice Erodoto, le persone della casa piangevano il lutto come se fosse scomparso un membro della famiglia.
Il gatto veniva imbalsamato e degnamente seppellito.

Gli Egizi lo chiamavano Myou, con un'evidente onomatopea, e lo onoravano in parecchie regioni, ma principalmente a Bubastis, città del Basso Egitto dove si adorava Bastet, la dea dalla testa di gatto.
Il gatto, come la dea Bastet, era il nemico dei serpenti, e in un papiro funerario è raffigurato nell'atto di mozzare la testa di un rettile.
Il culto di Bastet era diffuso a Tebe e a Menfi, e nei dintorni di queste due città sono stati trovati dei cimiteri di gatti contenenti circa duecentomila mummie.
Pare infine che, mentre il gatto era sacro al Sole e a Osiride, la gatta era sacra alla Luna e a Iside.
Il gatto, la cui pupilla subisce delle variazioni che ricordavano le fasi della luna, veniva paragonato alla sfinge per la sua natura segreta e misteriosa e per la sensibilità alle manifestazioni magnetiche ed elettriche.
Inoltre la sua abituale posizione raggomitolata e la facoltà di dormire per giornate intere ne facevano, agli occhi degli ierofanti, l'immagine della meditazione, mostrata come esempio ai candidati all'iniziazione rituale.
Nel Libro dei Morti egizio, il gatto è chiamato Matou allorché combatte contro Apophis, il serpente pitone della paludi, simbolo delle forze malvage. Si affermava infine che il gatto possedesse nove anime, e godesse di nove vite successive.

La prima donna, quando ancora Eva non era nata, la pura, la ribelle, Lilith, 1' incontrollabile, l'imprevedibile, la vergine selvaggia, sovrana delle ombre, scelse per compagno lo spirito stesso della notte e del mistero: il gatto.

I Greci, al contrario, ignorarono i gatti.
Per cacciare i topi dalle loro case, si servivano delle donnole e dei colubri.
I cristiani, dal canto loro, videro il gatto di mal occhio, e lo accusarono di portare con sé tutti i malefici.
Già a opinione degli gnostici, nel VI secolo, il gatto era legato a tutti gli aspetti diabolici della femminilità.
Il gatto sta al cane, dicevano, come la donna sta all'uomo.
La sua natura, la sua voluttà, la sua dolcezza, la sua astuzia sono simili a quelle della donna.

Per di più, il gatto fu molto presto collegato al folklore della stregoneria; le streghe amavano trasformarsi in gatte.
E sicuro che, dice Duchaussoy nel suo Bestia ire Divine:
"Quando i rituali e i culti lunari furono ufficialmente abbandonati e relegati al rango di stregoneria, il gatto nero, immagine della notte buia in cui brillava la divina Febe, divenne il compagno classico delle streghe".

Esaminando il racconto intitolato Il gatto nero di Edgar A. Poe, si può scorgere un ruolo erotico-simbolico del gatto.

 

(gaiaitalia.it)

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Ex voto del 1968 -Cesio maggiore (Belluno)- raffigurante la signora Serafina Dal Pont scampata all'attacco di un gatto mammone grazie all'intervento miracoloso di Santa Rita, comparsa sotto forma di un grossissimo topo il quale distrasse l'attenzione del mostro che si mise a inseguirlo attraverso la campagna.


Per saperne di più clicca sull'esemplare di Mau Egiziano qui sotto...  

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Confessor || 10:10 || mercoledì, 24 gennaio 2007
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"L'adorazione del piede", dal racconto biblico alla cultura fetish.



218 pagine, 18 euro
Editore Castelvecchi

Dall'Olympia di Manet a La Chiave di Junichiro Tanikazi, dalla Ninfa dormiente del Canova a Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Fascino, desiderio, gioiosa ossessione: i piedi. Berarda Del Vecchio, ventottenne romana, è partita dalle proprie foto d'infanzia, una bimba di due anni che si succhia l'alluce, per raccontare, descrivere, storicizzare una passione e scrivere "L'adorazione del piede", ora nelle librerie grazie all'editore Castelvecchi.

La parte più bassa del corpo, quella a stretto contatto con la terra e la strada, sempre in bilico tra l'essere considerata "sporca" - fino a pochi anni fa addirittura messa al bando dal comune vocabolario, indicata con la parola "estremità" - ed essere ritenuta sensuale feticcio in grado di risvegliare o tener sempre vivo l'erotismo all'interno della coppia.

Il loto d'oro, l'usanza cinese di fasciare i piedi delle donne, è un simbolo storico della soggezione femminile, attrattiva sessuale per l'uomo, ma anche elemento di differenziazione sociale. Piedi piccoli, lunghi meno di otto centimetri, impedivano di camminare: in Cina, prima di diventare una sadica "moda", erano testimonianza di una posizione economica privilegiata. Infatti, la donna appartenente all'aristocrazia non aveva bisogno di muoversi perché l'uomo si occupava del suo mantenimento.

E andando a ritroso nel tempo,  Berarda Del Vecchio sfoglia la Bibbia ed elenca i piedi sacri, indagando misteri e significati, iconografia e iconologia: il demonio schiacciato da San Michele, Abramo che accoglie gli angeli e Gesù che si abbassa per lavare i piedi ai propri apostoli. Dalle rappresentazioni sacre al racconto mitologico dell'antica Grecia, ancora i piedi protagonisti: quelli gonfi di Edipo e il tallone d'Achille, unico punto debole dell'eroe per eccellenza, famoso anche per essere soprannominato "Achille dal pié veloce".

Tra massaggi ai piedi e danze indiane, si arriva alle ultime pagine del libro, quelle più esplicite da un punto di vista sessuale. "Adorabili feticci", un'immersione nella cultura fetish iniziando dalle favole: "Il principe di Cenerentola non era l'uomo perfetto. Era soprattutto un principe feticista, feticista dei piedi, appunto". L'autrice ne è certa: non solo l'uomo della fiaba è attirato dal delizioso piede della giovane, ma "infilare il piede in una scarpa equivale a un vero e proprio atto sessuale".

E con le classificazioni freudiane di "piccolo feticismo" (minime deviazioni) e "grande feticismo" (patologia vera e propria), Berarda Del Vecchio presenta al lettore La Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch,  un classico della letteratura erotica in cui il dominato Severin bacia i piedi della dominante Wanda, e Bettie Page, leggendaria pin up degli anni Cinquanta in calze di nylon e tacchi a spillo, scarpe tanto alte da risutare "calzature costrittive".

 Chiudono l'opera un'appendice curativa (un elenco di rimedi contro dolori a piedi e gambre, dal pediluvio alla riflessologia plantare) e una serie di proverbi e modi di dire a tema ("avere i piedi per terra" , "fatto coi piedi" e così via). Sensuale, ironico e pedagogico, questo libro permetterà a tutti di cominciare il 2007 con il piede giusto, non c'è dubbio.


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Confessor || 12:30 || domenica, 07 gennaio 2007
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