Ieri, come ogni anno, sono stato in visita ad un frantoio per assaggiare l’olio “nuovo”, appena “molito” (spremuto)...

"Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme. Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile. E' splendido come il leone nell'attimo in cui abbatte la preda. E' bello come un giorno di primavera. Si, è il grande Pan in persona e anche il piccolo. E' Priapo.
E' il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia. E' l'ermafrodito del primissimo inizio. E' il signore dei rospi e delle rane che vivono nell'acqua e calpestano la terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte. E' la pienezza che si unisce col vuoto. E' il santo accoppiamento, E' l'amore e il suo assassinio, E' il santo e il suo traditore, E' la luce più splendente del giorno e la notte più oscura della follia, Vederlo significa cecità, Conoscerlo è malattia, Adorarlo è morte, Temerlo è saggezza, ..."
( C.G. Jung )


è qui il racconto della Ninfa...
SCORRE L’AMBROSIA
Scorre
l’Ambrosia
fin dentro
l’anima.
E’ linfa di quel
fuoco Dionisiaco
che schiude
a Noi
sovente
le regali porte
del Regno
del Sogno.
(poesia inedita)


- Athanasius Kircher aveva esaltato nella sua Musurgia universalis il potere terapeutico della musica per la cura del morso della tarantola e assegna alla musica la forza universale della guarigione descrivendo una sorta di microcosmo ferito che va ricomponendosi grazie all’armonia dei suoni. Il più celebre dei brani da lui riportato è l’Antidotum tarantulae, brano dolce e molle utile per coloro che avevano inclinazioni melanconiche: "Era cosa meravigliosa vedere come con canti del genere si placavano i sentimenti di tristezza, di amore, di ira e di vendetta" – Fabio Bonvicini
Il Tarantismo è definito un fenomeno storico religioso che caratterizzò l'Italia meridionale e in particolare la Puglia fin dal Medio Evo. Le sue origini sono da ricercare nel mondo antico, nelle tradizioni delle civiltà classiche, collegandolo alla catartica musicale propugnata dai Pitagorici e ai riti dionisiaci delle melodie delle baccanti, praticati in tutta la Grecia e nelle sue colonie. Con l'avvento e la diffusione del Cristianesimo si assistette alla crisi di questi orizzonti mitico-rituali ed in tale processo di disgregazione San Paolo di Tarso assunse un ruolo significativo: accusando la Chiesa di Corinto di praticare una liturgia troppo irrazionale ed estatica colpì indirettamente i riti orgiastici, esaltando una figura di donna riservata e pudica al posto di quella invasata. Pertanto quell'Eros o quelle pulsioni represse che fino a quel momento si erano liberamente manifestate nell'orgiasmo pagano, trovarono la loro evocazione e risoluzione in un nuovo rito socialmente e cristianamente istituzionalizzato: il Tarantismo. I riti della religione e del folklore, nella storia collettiva ci riportano essenzialmente ad un'esperienza estetica, per certi versi simile a quella dei pittori e dei letterati, quasi alla pratica di un'arte primitiva che si avvicina all'antica medicina magica. Con la neutralizzazione della scienza che imprigiona le cose in una catena precostituita di significati privilegiamo il mito come immagine e gesto vivente, vibrazione e ritmo della natura. "Questo gesticolare patetico, questo cinema permanente, questo teatro di ombre che anima in segreto la nostra coscienza . . , questo alfabeto di simboli e di riti definiscono una civiltà". - L. Benoist
Scrive Diego Carpitella: “La tarantella che viene danzata durante il tarantismo non è una tarantella profana, ma una liturgia che narra in modo esemplare, ed al tempo stesso rivive il passaggio dalla crisi alla sua risoluzione”.
Scrive Rosalinda Gaudiano: “Il tarantato esegue la danza della tarantella, in un dualismo identitario alternato tra vittima posseduta dalla “bestia”, ed “eroe” che piega la bestia. In questa performance estremamente significativa, il malcapitato vive una tensione di forte identificazione e nello stesso tempo distacco, nel lasciarsi andare e riprendersi, nell’“essere ragno” e, contemporaneamente con il movimento dei piedi simulando lo “schiacciamento” della bestia. È da questo dualismo identitario che scaturisce “la guarigione”, per grazia del Santo Paolo. Nello svolgimento della danza, il tarantato dialoga con il ragno, soggiace ai suoi ordini, oppure ha su di esso il controllo, venendo addirittura a patti , facendosi fissare dal ragno stesso la durata della prestazione coreutica, o l’orario della prossima crisi. Lo stato di trance è atteggiamento tipico della persona da esorcizzare, che una volta uscita dal trance può anche giungere alla guarigione. In sostanza, è cosi che si spiega la simbologia della tarantata, come orizzonte mitico-rituale d’evocazione, di configurazione, di deflusso e di risoluzione di quei conflitti psichici che caratterizzavano le personalità sofferte da povertà e stenti, della gente del sud delle Puglia.”
Il ragno è il simbolo della Madre Terra che riaffiora con i suoi istinti primordiali implacabili, con la forza di riti pagani antichissimi che il Cristianesimo ha cercato di mitigare riportandoli alla ragione, nel grembo di Santa Madre Chiesa.
All’origine ci sono quindi la terra e la taranta, il tamburello e la sua musica primordiale e un repertorio di ricordi ancestrali che ognuno di noi si porta dentro e che riaffiorano periodicamente. Sull’origine di questi balli popolari legati a un ragno contro il cui morso il ballo sarebbe nato come terapia: l'antidotum tarantulae.
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Siponto: La magia del solstizio d'estate (Manfredonia - Foggia) |
| Un viaggio tra cavalieri teutonici, enigmatiche scritte e antiche energie |
a cura di Andrea Romanazzi |
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(daltramontoallalba.it) |
RITO
Dioniso è Donna,
roboanti trombe
annunciano l’arrivo di torme
d’insaziabili Madri
i seni scoperti,
in cerca del piacere
assalgono l’Uomo,
cavalcandolo furiose
-gemiti altissimi
sconvolgono
la luna dormiente-
infine, squartatolo,
ne assaporano le carni.
(componimento proposto per l'Antologia della Poesia Erotica Contemporanea - Italialibri.net)
Una Menade con tamburello, in preda all'estasi dionisiaca, avanza seguita da un Satiro che suona un doppio flauto, mentre un secondo, affiancato da una pantera, in mano un tirso, chiude il corteo.
Rilievo di età augusteo-tiberiana da Ercolano.
(Napoli, Museo Archeologico Nazionale)
CURIOSAI
Curiosai
ripetutamente
dove
non è concesso
e vidi il Globo,
l'Aleph,
che mi schiudeva
la Verità
del mondo.
(da una mia raccolta edita)
"Spirale e Spirale-Labirinto" (Comune di Mompantero, località Madonna dell'Ecova)
Il Gatto magico dagli Egizi alla mitologia.
Presso gli Egizi, l'uccisione del gatto era punita più severamente di quella di qualsiasi altro animale, sia che avvenisse inavvertitamente o che fosse provocata di proposito.
Chi uccideva un gatto era sempre criminale, e tale crimine si espiava solo col supplizio.
Ma quando un gatto moriva naturalmente, dice Erodoto, le persone della casa piangevano il lutto come se fosse scomparso un membro della famiglia.
Il gatto veniva imbalsamato e degnamente seppellito.
Gli Egizi lo chiamavano Myou, con un'evidente onomatopea, e lo onoravano in parecchie regioni, ma principalmente a Bubastis, città del Basso Egitto dove si adorava Bastet, la dea dalla testa di gatto.
Il gatto, come la dea Bastet, era il nemico dei serpenti, e in un papiro funerario è raffigurato nell'atto di mozzare la testa di un rettile.
Il culto di Bastet era diffuso a Tebe e a Menfi, e nei dintorni di queste due città sono stati trovati dei cimiteri di gatti contenenti circa duecentomila mummie.
Pare infine che, mentre il gatto era sacro al Sole e a Osiride, la gatta era sacra alla Luna e a Iside.
Il gatto, la cui pupilla subisce delle variazioni che ricordavano le fasi della luna, veniva paragonato alla sfinge per la sua natura segreta e misteriosa e per la sensibilità alle manifestazioni magnetiche ed elettriche.
Inoltre la sua abituale posizione raggomitolata e la facoltà di dormire per giornate intere ne facevano, agli occhi degli ierofanti, l'immagine della meditazione, mostrata come esempio ai candidati all'iniziazione rituale.
Nel Libro dei Morti egizio, il gatto è chiamato Matou allorché combatte contro Apophis, il serpente pitone della paludi, simbolo delle forze malvage. Si affermava infine che il gatto possedesse nove anime, e godesse di nove vite successive.
La prima donna, quando ancora Eva non era nata, la pura, la ribelle, Lilith, 1' incontrollabile, l'imprevedibile, la vergine selvaggia, sovrana delle ombre, scelse per compagno lo spirito stesso della notte e del mistero: il gatto.
I Greci, al contrario, ignorarono i gatti.
Per cacciare i topi dalle loro case, si servivano delle donnole e dei colubri.
I cristiani, dal canto loro, videro il gatto di mal occhio, e lo accusarono di portare con sé tutti i malefici.
Già a opinione degli gnostici, nel VI secolo, il gatto era legato a tutti gli aspetti diabolici della femminilità.
Il gatto sta al cane, dicevano, come la donna sta all'uomo.
La sua natura, la sua voluttà, la sua dolcezza, la sua astuzia sono simili a quelle della donna.
Per di più, il gatto fu molto presto collegato al folklore della stregoneria; le streghe amavano trasformarsi in gatte.
E sicuro che, dice Duchaussoy nel suo Bestia ire Divine:
"Quando i rituali e i culti lunari furono ufficialmente abbandonati e relegati al rango di stregoneria, il gatto nero, immagine della notte buia in cui brillava la divina Febe, divenne il compagno classico delle streghe".
Esaminando il racconto intitolato Il gatto nero di Edgar A. Poe, si può scorgere un ruolo erotico-simbolico del gatto.
(gaiaitalia.it)
Ex voto del 1968 -Cesio maggiore (Belluno)- raffigurante la signora Serafina Dal Pont scampata all'attacco di un gatto mammone grazie all'intervento miracoloso di Santa Rita, comparsa sotto forma di un grossissimo topo il quale distrasse l'attenzione del mostro che si mise a inseguirlo attraverso la campagna.
Per saperne di più clicca sull'esemplare di Mau Egiziano qui sotto...
"L'adorazione del piede", dal racconto biblico alla cultura fetish.
218 pagine, 18 euro
Editore Castelvecchi
Dall'Olympia di Manet a La Chiave di Junichiro Tanikazi, dalla Ninfa dormiente del Canova a Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Fascino, desiderio, gioiosa ossessione: i piedi. Berarda Del Vecchio, ventottenne romana, è partita dalle proprie foto d'infanzia, una bimba di due anni che si succhia l'alluce, per raccontare, descrivere, storicizzare una passione e scrivere "L'adorazione del piede", ora nelle librerie grazie all'editore Castelvecchi.
La parte più bassa del corpo, quella a stretto contatto con la terra e la strada, sempre in bilico tra l'essere considerata "sporca" - fino a pochi anni fa addirittura messa al bando dal comune vocabolario, indicata con la parola "estremità" - ed essere ritenuta sensuale feticcio in grado di risvegliare o tener sempre vivo l'erotismo all'interno della coppia.
Il loto d'oro, l'usanza cinese di fasciare i piedi delle donne, è un simbolo storico della soggezione femminile, attrattiva sessuale per l'uomo, ma anche elemento di differenziazione sociale. Piedi piccoli, lunghi meno di otto centimetri, impedivano di camminare: in Cina, prima di diventare una sadica "moda", erano testimonianza di una posizione economica privilegiata. Infatti, la donna appartenente all'aristocrazia non aveva bisogno di muoversi perché l'uomo si occupava del suo mantenimento.
E andando a ritroso nel tempo, Berarda Del Vecchio sfoglia la Bibbia ed elenca i piedi sacri, indagando misteri e significati, iconografia e iconologia: il demonio schiacciato da San Michele, Abramo che accoglie gli angeli e Gesù che si abbassa per lavare i piedi ai propri apostoli. Dalle rappresentazioni sacre al racconto mitologico dell'antica Grecia, ancora i piedi protagonisti: quelli gonfi di Edipo e il tallone d'Achille, unico punto debole dell'eroe per eccellenza, famoso anche per essere soprannominato "Achille dal pié veloce".
Tra massaggi ai piedi e danze indiane, si arriva alle ultime pagine del libro, quelle più esplicite da un punto di vista sessuale. "Adorabili feticci", un'immersione nella cultura fetish iniziando dalle favole: "Il principe di Cenerentola non era l'uomo perfetto. Era soprattutto un principe feticista, feticista dei piedi, appunto". L'autrice ne è certa: non solo l'uomo della fiaba è attirato dal delizioso piede della giovane, ma "infilare il piede in una scarpa equivale a un vero e proprio atto sessuale".
E con le classificazioni freudiane di "piccolo feticismo" (minime deviazioni) e "grande feticismo" (patologia vera e propria), Berarda Del Vecchio presenta al lettore La Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch, un classico della letteratura erotica in cui il dominato Severin bacia i piedi della dominante Wanda, e Bettie Page, leggendaria pin up degli anni Cinquanta in calze di nylon e tacchi a spillo, scarpe tanto alte da risutare "calzature costrittive".
Chiudono l'opera un'appendice curativa (un elenco di rimedi contro dolori a piedi e gambre, dal pediluvio alla riflessologia plantare) e una serie di proverbi e modi di dire a tema ("avere i piedi per terra" , "fatto coi piedi" e così via). Sensuale, ironico e pedagogico, questo libro permetterà a tutti di cominciare il 2007 con il piede giusto, non c'è dubbio.
