Ieri, come ogni anno, sono stato in visita ad un frantoio per assaggiare l’olio “nuovo”, appena “molito” (spremuto)...

Sono uno degli autori selezionati per la mostra fotografica del Concorso "Oleovagando" che si terrà a Palazzo Medici a Firenze.
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- Athanasius Kircher aveva esaltato nella sua Musurgia universalis il potere terapeutico della musica per la cura del morso della tarantola e assegna alla musica la forza universale della guarigione descrivendo una sorta di microcosmo ferito che va ricomponendosi grazie all’armonia dei suoni. Il più celebre dei brani da lui riportato è l’Antidotum tarantulae, brano dolce e molle utile per coloro che avevano inclinazioni melanconiche: "Era cosa meravigliosa vedere come con canti del genere si placavano i sentimenti di tristezza, di amore, di ira e di vendetta" – Fabio Bonvicini
Il Tarantismo è definito un fenomeno storico religioso che caratterizzò l'Italia meridionale e in particolare la Puglia fin dal Medio Evo. Le sue origini sono da ricercare nel mondo antico, nelle tradizioni delle civiltà classiche, collegandolo alla catartica musicale propugnata dai Pitagorici e ai riti dionisiaci delle melodie delle baccanti, praticati in tutta la Grecia e nelle sue colonie. Con l'avvento e la diffusione del Cristianesimo si assistette alla crisi di questi orizzonti mitico-rituali ed in tale processo di disgregazione San Paolo di Tarso assunse un ruolo significativo: accusando la Chiesa di Corinto di praticare una liturgia troppo irrazionale ed estatica colpì indirettamente i riti orgiastici, esaltando una figura di donna riservata e pudica al posto di quella invasata. Pertanto quell'Eros o quelle pulsioni represse che fino a quel momento si erano liberamente manifestate nell'orgiasmo pagano, trovarono la loro evocazione e risoluzione in un nuovo rito socialmente e cristianamente istituzionalizzato: il Tarantismo. I riti della religione e del folklore, nella storia collettiva ci riportano essenzialmente ad un'esperienza estetica, per certi versi simile a quella dei pittori e dei letterati, quasi alla pratica di un'arte primitiva che si avvicina all'antica medicina magica. Con la neutralizzazione della scienza che imprigiona le cose in una catena precostituita di significati privilegiamo il mito come immagine e gesto vivente, vibrazione e ritmo della natura. "Questo gesticolare patetico, questo cinema permanente, questo teatro di ombre che anima in segreto la nostra coscienza . . , questo alfabeto di simboli e di riti definiscono una civiltà". - L. Benoist
Scrive Diego Carpitella: “La tarantella che viene danzata durante il tarantismo non è una tarantella profana, ma una liturgia che narra in modo esemplare, ed al tempo stesso rivive il passaggio dalla crisi alla sua risoluzione”.
Scrive Rosalinda Gaudiano: “Il tarantato esegue la danza della tarantella, in un dualismo identitario alternato tra vittima posseduta dalla “bestia”, ed “eroe” che piega la bestia. In questa performance estremamente significativa, il malcapitato vive una tensione di forte identificazione e nello stesso tempo distacco, nel lasciarsi andare e riprendersi, nell’“essere ragno” e, contemporaneamente con il movimento dei piedi simulando lo “schiacciamento” della bestia. È da questo dualismo identitario che scaturisce “la guarigione”, per grazia del Santo Paolo. Nello svolgimento della danza, il tarantato dialoga con il ragno, soggiace ai suoi ordini, oppure ha su di esso il controllo, venendo addirittura a patti , facendosi fissare dal ragno stesso la durata della prestazione coreutica, o l’orario della prossima crisi. Lo stato di trance è atteggiamento tipico della persona da esorcizzare, che una volta uscita dal trance può anche giungere alla guarigione. In sostanza, è cosi che si spiega la simbologia della tarantata, come orizzonte mitico-rituale d’evocazione, di configurazione, di deflusso e di risoluzione di quei conflitti psichici che caratterizzavano le personalità sofferte da povertà e stenti, della gente del sud delle Puglia.”
Il ragno è il simbolo della Madre Terra che riaffiora con i suoi istinti primordiali implacabili, con la forza di riti pagani antichissimi che il Cristianesimo ha cercato di mitigare riportandoli alla ragione, nel grembo di Santa Madre Chiesa.
All’origine ci sono quindi la terra e la taranta, il tamburello e la sua musica primordiale e un repertorio di ricordi ancestrali che ognuno di noi si porta dentro e che riaffiorano periodicamente. Sull’origine di questi balli popolari legati a un ragno contro il cui morso il ballo sarebbe nato come terapia: l'antidotum tarantulae.
LOGOS OCCIDENTALE
Turbina in me
il logos occidentale,
odo dal Mediterraneo
echi
di voci
remote, imperiose
che da tempo
immemorabile
plasmano
la nostra essenza
più profonda;
ascolto
il fragore eccitato,
assordante
delle folle
nell'arena
al letale
fendente
del gladiatore,
intanto
Eros e Thànatos
aleggiano
sulle cime
degli alberi
fronzuti e
sfiorano appena
le creste
trasparenti
delle onde.
(poesia tratta dalla silloge "Questo lento divenire")
Raffaello Sanzio "La scuola di Atene", affresco, Musei Vaticani.
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Siponto: La magia del solstizio d'estate (Manfredonia - Foggia) |
| Un viaggio tra cavalieri teutonici, enigmatiche scritte e antiche energie |
a cura di Andrea Romanazzi |
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(daltramontoallalba.it) |
"Il morso esprime conflitti psichici cifrati emergenti dall'inconscio".
Ernesto De Martino
Chiara danza nella piccola cappella sconsacrata, dedicata a San Paolo, protettore delle tarantate. Galatina (Lecce)
-Foto di Pietro Annicchiarico-
(per saperne di più clicca sull'immagine..)
In questo periodo in Puglia, e in altre zone del Mediterraneo, è in corso la raccolta delle olive.
Io ho sempre avuto un "rapporto" particolare con l'ulivo, irresistibilmente attratto dalle sue qualità "plastiche", che gli conferiscono un'estetica suggestiva e sempre mutevole. Ho fotografato decine di queste piante e molto spesso mi hanno ispirato versi, come questi:
ALBERI D'ULIVO
Gli alberi
d'ulivo,
nella piana
contorti
sembrano,
messe a nudo,
le anime
nostre.
(lirica inserita nella mia ultima silloge, edita nel luglio 2006)
" Olea prima omnium arborum est " (L'ulivo è il primo di tutti gli alberi) scrive, a ragion veduta (clicca), nel "DE RUSTICA" Giunio Moderato Columella (I secolo d.C.)