Ricorre quest'anno il settimo centenario dall 'inizio del processo ai templari. E solo oggi è stato possibile proscioglierli dall'accusa di eresia. E' stato infatti ritrovato e pubblicato un documento in cui Papa Clemente V assolve l'ordine dall'accusa più infamante, quella che portò all'uccisione di gran parte dei cavalieri.
La pubblicazione, ora disponibile al pubblico, racchiude al suo interno la riproduzione fedelissima di quattro pergamene, la cui lunghezza complessiva è di 5 metri e mezzo e in cui sono stati annotati 38 verbali di interrogatori. I primi tre documenti si riferiscono all’inchiesta pontificia sull’Ordine dei templari tenutasi a Poitiers e costituiscono gli esemplari superstiti di un corpus originario di cinque rotoli membranacei. La quarta pergamena rappresenta il documento più importante e intorno al quale si concentra l’interesse degli studiosi e degli appassionati della vicenda. Rinvenuto solo nel 2001 negli archivi del Vaticano, è l’atto originale di assoluzione concessa dai cardinali plenipotenziari del Papa Clemente V al Gran Maestro del Tempio Jacques de Molay e agli alti dignitari templari rinchiusi nel castello di Chinon, da cui prende nome la pergamena.
La pergamena di Chinon era irrintracciabile perchè registrata in un diverso periodo storico. Solo casualmente Barbara Frale, officiale dell’Archivio segreto Vaticano, ne è rientrata in possesso nel 2001.
Non tutti potranno però leggere "Processus Contra Templarios": per poter avere una delle 799 copie che verranno stampate si dovranno sborsare 5.400 euro, e molto probabilmente le copie verranno acquistate da archivi storici o grandi biblioteche.
I Templari, il cui nome originale era "Poveri Compagni di Cristo e del Tempio di Salomone", vennero fondati nel 1119 da un gruppo di cavalieri che giurarono di proteggere i pellegrini cristiani in viaggio verso la Terra Santa dopo la conquista di Gerusalemme da parte dei crociati nel 1099. Nel corso dei secoli, l'ordine accumulò un'incredibile ricchezza, tanto da poter finanziare le guerre di diversi monarchi europei. Le leggende sul loro potere, tesori nascosti e rituali segreti hanno riempito pagine di libri, non ultimo "Il codice da Vinci". I Templari sono anche stati identificati come i custodi del Sacro Graal, la coppa utilizzata da Cristo durante l'Ultima Cena.
Il declino dell'ordine cominciò dopo la riconquista della Terra Santa da parte dei musulmani alla fine del XIII secolo, e culminò con l'accusa di eresia da parte di Re Filippo IV di Francia. I Templari vennero perseguiti e messi al rogo dal monarca dopo aver confessato pratiche eretiche, secondo molti studiosi sotto tortura.
Alcuni storici sostengono che Re Filippo aveva deciso di eliminarli perché non avrebbe mai potuto pagare gli enormi debiti contratti con l'ordine durante le sue guerre.
Secondo Frale, il Papa era convinto che i Templari fossero colpevoli di molti peccati, ma non erano eretici. "Il Papa riconobbe che non erano eretici, ma colpevoli di molti altri crimini minori, come abusi, violenze e atti peccaminosi all'interno dell'ordine - spiega Frale -. Ma questa non è eresia". Nonostante la parziale riabilitazione, nel 1312 il Papa ne ordinò lo sterminio per quello che Frale definisce "il bene della Chiesa", evitando ulteriori scontri con il re francese.
(virgilio.alice.it)

Jacques de Molay

Papa Clemente V

Filippo il Bello
Mi piacerebbe avere una Vostra opinione se ne doveste acquistare qualcuno...

- Athanasius Kircher aveva esaltato nella sua Musurgia universalis il potere terapeutico della musica per la cura del morso della tarantola e assegna alla musica la forza universale della guarigione descrivendo una sorta di microcosmo ferito che va ricomponendosi grazie all’armonia dei suoni. Il più celebre dei brani da lui riportato è l’Antidotum tarantulae, brano dolce e molle utile per coloro che avevano inclinazioni melanconiche: "Era cosa meravigliosa vedere come con canti del genere si placavano i sentimenti di tristezza, di amore, di ira e di vendetta" – Fabio Bonvicini
Il Tarantismo è definito un fenomeno storico religioso che caratterizzò l'Italia meridionale e in particolare la Puglia fin dal Medio Evo. Le sue origini sono da ricercare nel mondo antico, nelle tradizioni delle civiltà classiche, collegandolo alla catartica musicale propugnata dai Pitagorici e ai riti dionisiaci delle melodie delle baccanti, praticati in tutta la Grecia e nelle sue colonie. Con l'avvento e la diffusione del Cristianesimo si assistette alla crisi di questi orizzonti mitico-rituali ed in tale processo di disgregazione San Paolo di Tarso assunse un ruolo significativo: accusando la Chiesa di Corinto di praticare una liturgia troppo irrazionale ed estatica colpì indirettamente i riti orgiastici, esaltando una figura di donna riservata e pudica al posto di quella invasata. Pertanto quell'Eros o quelle pulsioni represse che fino a quel momento si erano liberamente manifestate nell'orgiasmo pagano, trovarono la loro evocazione e risoluzione in un nuovo rito socialmente e cristianamente istituzionalizzato: il Tarantismo. I riti della religione e del folklore, nella storia collettiva ci riportano essenzialmente ad un'esperienza estetica, per certi versi simile a quella dei pittori e dei letterati, quasi alla pratica di un'arte primitiva che si avvicina all'antica medicina magica. Con la neutralizzazione della scienza che imprigiona le cose in una catena precostituita di significati privilegiamo il mito come immagine e gesto vivente, vibrazione e ritmo della natura. "Questo gesticolare patetico, questo cinema permanente, questo teatro di ombre che anima in segreto la nostra coscienza . . , questo alfabeto di simboli e di riti definiscono una civiltà". - L. Benoist
Scrive Diego Carpitella: “La tarantella che viene danzata durante il tarantismo non è una tarantella profana, ma una liturgia che narra in modo esemplare, ed al tempo stesso rivive il passaggio dalla crisi alla sua risoluzione”.
Scrive Rosalinda Gaudiano: “Il tarantato esegue la danza della tarantella, in un dualismo identitario alternato tra vittima posseduta dalla “bestia”, ed “eroe” che piega la bestia. In questa performance estremamente significativa, il malcapitato vive una tensione di forte identificazione e nello stesso tempo distacco, nel lasciarsi andare e riprendersi, nell’“essere ragno” e, contemporaneamente con il movimento dei piedi simulando lo “schiacciamento” della bestia. È da questo dualismo identitario che scaturisce “la guarigione”, per grazia del Santo Paolo. Nello svolgimento della danza, il tarantato dialoga con il ragno, soggiace ai suoi ordini, oppure ha su di esso il controllo, venendo addirittura a patti , facendosi fissare dal ragno stesso la durata della prestazione coreutica, o l’orario della prossima crisi. Lo stato di trance è atteggiamento tipico della persona da esorcizzare, che una volta uscita dal trance può anche giungere alla guarigione. In sostanza, è cosi che si spiega la simbologia della tarantata, come orizzonte mitico-rituale d’evocazione, di configurazione, di deflusso e di risoluzione di quei conflitti psichici che caratterizzavano le personalità sofferte da povertà e stenti, della gente del sud delle Puglia.”
Il ragno è il simbolo della Madre Terra che riaffiora con i suoi istinti primordiali implacabili, con la forza di riti pagani antichissimi che il Cristianesimo ha cercato di mitigare riportandoli alla ragione, nel grembo di Santa Madre Chiesa.
All’origine ci sono quindi la terra e la taranta, il tamburello e la sua musica primordiale e un repertorio di ricordi ancestrali che ognuno di noi si porta dentro e che riaffiorano periodicamente. Sull’origine di questi balli popolari legati a un ragno contro il cui morso il ballo sarebbe nato come terapia: l'antidotum tarantulae.
Duellanti medievali catapultati nel XXI secolo si sfidano in mezzo alla gente...