LOGOS OCCIDENTALE
Turbina in me
il logos occidentale,
odo dal Mediterraneo
echi
di voci
remote, imperiose
che da tempo
immemorabile
plasmano
la nostra essenza
più profonda;
ascolto
il fragore eccitato,
assordante
delle folle
nell'arena
al letale
fendente
del gladiatore,
intanto
Eros e Thànatos
aleggiano
sulle cime
degli alberi
fronzuti e
sfiorano appena
le creste
trasparenti
delle onde.
(poesia tratta dalla silloge "Questo lento divenire")
Raffaello Sanzio "La scuola di Atene", affresco, Musei Vaticani.
Gulliver è la metafora consolidata dell'uomo che è arrivato a capire che non può nascondersi agli altri ed a se stesso, se non pagando un prezzo inaccettabile, e che sa, pur avendo viaggiato tra i nani di Lilliput e i giganti di Brobdingnag, tra i maghi di Glubbdubdrib e i cavalli sapienti di Houyhnhnm, che il viaggio più difficile e stupefacente è quello che ciascuno può compiere dentro sé stesso se accetta di confrontarsi e di rivedersi negli occhi e nei volti degli altri uomini che incontra lungo la sua strada.

« Io invece invito ad assidui piaceri, non a stolte e vuote virtù che
comportino perturbatrici speranze di ricompense. »
[ Epicuro ]

φιλειν μεν προδοσιαν, προδοτην δε μισειν
(ama il tradimento, odia i traditori)
-apoftegma augustano, riportatoci da Plutarco sia nella Vita di Romolo, sia nei Romanorum apophtegmata-
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Il bacio di Giuda, Padova, cappella degli Scrovegni |
Søren Kierkegaard, in polemica con il "sistema", ha sostenuto che ciascun uomo è "se stesso e la specie". Anche il passato resta aperto al "salto qualitativo". Ma è necessario pentirsi. "Che cos’è mai il pentimento se non il guardare indietro, però in modo da affrettare il cammino verso ciò che sta dinanzi?".

Post Scriptum
Il nuovo sottofondo musicale è tratto dalla Sinfonia n° 9 di Ludwig van Beethoven
Nel nostro tempo si può affermare che sia essenziale avviare un’approfondita opera d’introspezione, prendendo consapevolezza soprattutto delle proprie ombre…
Saturno Buttò, "THE MIRROR 2", oil on wood, 2004
Ieri sera ho acquistato il libro “Le cose dell’amore”, del filosofo e psicologo Umberto Galimberti, prima di addormentarmi ho letto le prime venticinque pagine e subito ho colto una Verità straordinaria. L’autore afferma che amare non significa realizzare sé stessi, come fa la maggior parte di noi oggi, ma deve essere un’incondizionata consegna di sé all’alterità. In altri termini, il vero amore dovrà essere l’espropriazione della soggettività a favore della ricerca dell’altro, che sia in grado, naturalmente a nostro rischio, di alterarci, di spezzare la nostra autonomia. L’amore si pone quindi come sovvertimento della stabilità, dell’ordine, dell’identità. Amore è violazione dell’integrità degli individui, è toccare con mano i limiti dell’uomo.
“Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l'uno dall'altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. E' allora evidente che l'anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio”.
PLATONE, Simposio, 192 c-d

René Magritte, Gli amanti, 1928
La mia passione per il tiro con l'arco è ormai risaputa. A tal proposito vorrei riportare un racconto, tratto da un testo classico taoista:
Mentre Lieh-Tzu studiava il tiro con l'arco, colpì il centro del bersaglio. Ne chiese a Yin del valico, che gli disse: -Sai in che modo si colpisce il centro del bersaglio?-
-Non lo so- rispose l'altro.
-Non sei ancora maturo- disse Yin del valico.
Lieh-Tzu si ritirò e si esercitò. Dopo tre anni ne riferì di nuovo a Yin del valico, che gli chiese: -Sai in che modo si colpisce il centro del bersaglio?-
-Lo so- rispose Lieh-Tzu.
-Va bene- disse Yin del valico. -Conserva questa conoscenza e non perderla. Non si applica soltanto al tiro con l'arco: è così anche nel governare lo stato e la propria persona. Perciò l'uomo santo non investiga il sopravvivere o il perire, ma perchè è così.
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"Sostanzialmente, l'arciere mira a se stesso".
(Tao Tê Ching)
(Lieh-Tzu, "Il vero Libro della sublime virtù del cavo e del vuoto", Libro VIII, Concordanze esplicative, n.107)L'intero "Tractatus logico/philosophicus", del filosofo del linguaggio Ludwig Joseph Wittgenstein, può racchiudersi nella seguente frase/compendio: "Tutto ciò che può essere detto si può dire chiaramente; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.
Non sono del tutto d'accordo con questo enunciato poiché, pur essendo in sintonia con la sua teoria che vuole che si esprima in maniera chiara tutto ciò che può essere detto, non accetto il suo negare la possibilità di poter esprimere un qualunque concetto verso determinate categorie (in particolare quelle metafisiche), considerate non passibili di discussione; infatti, se volessimo estremizzare e poi mettere in pratica questa seconda parte del suo "sistema", i limiti intrinseci al linguaggio potrebbero negare la possibilità di parlare di qualunque cosa, poiché nessuna categoria della realtà può essere espressa in modo assoluto.
In definitiva, le cose che davvero non possono essere dette, per me, sono quelle che non possono neanche essere concepite, invece tutto ciò che può essere pensato (noumeno), in qualche modo, con tutti i limiti, può essere descritto.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate in proposito.
Ludwig Wittgenstein
Questo dipinto lo vedo un po' come l'allegoria della NOSTRA civiltà occidentale contemporanea, che ha smarrito "l'orizzonte" e vaga senza più alcun punto di riferimento, se non quello della ricerca del piacere, in tutte le sue forme...
Lo gnostico Carpocrate di Alessandria (per approfondimenti cliccate sul nome), nel II secolo dopo Cristo, riteneva che accettare passivamente tutti i desideri fosse un mezzo per "elevarsi" e sfuggire alla tirannia degli "angeli inferiori", signori del mondo materiale.

La nave dei folli
1490-1500
Parigi, Musèe du Louvre
Per metà imbarcazione e per metà albero della cuccagna la nave dei folli trasporta su un mare di brodo, o di vino,
il suo carico di pazzi gaudenti che si abbandonano ai piaceri della carne.
HIERONYMUS BOSCH
(1450 ca. - 1516)