IL PESCE D'APRILE

Le origini di questa festa, che si tramanda da secoli in molti paesi del mondo, sono incerte.

Non si conosce esattamente il periodo in cui ebbe inizio, né per opera di chi. Gli studiosi di tradizioni popolari forniscono diverse versioni - basate più su congetture teoriche che su dati scientificamente provati - che avvolgono la nascita di questa tradizione in un alone di mistero.

L’ipotesi più accreditata negli ambienti accademici fa risalire l’origine del pesce d’aprile ad un periodo antecedente al 154 A.C., quando il primo aprile segnava l’inizio dell’anno. Più tardi, la Chiesa soppresse la festa stabilendo l’inizio dell’anno il primo di gennaio. La vecchia tradizione continuò comunque a sopravvivere tra i pagani che per questo venivano derisi e scherniti.

Un’altra ipotesi, abbastanza diffusa, si rifà invece al rito pagano, legato all’antico calendario giuliano, quando il primo di aprile segnava l’inizio del solstizio di primavera. Terminato l’inverno, l’avvento della stagione primaverile segnava il rinnovamento della terra e della vita. In questa occasione, tra il 25 di marzo e il primo di aprile, si usava propiziare gli dèi offrendo doni e facendo sacrifici in loro onore. La festa era anche occasione per esprimersi in massima libertà con lazzi, burle e buffonerie.

Con l’avvento del Cristianesimo, nell’Impero Romano feste di questo tipo furono sostituite con altre festività religiose al fine di far scomparire per sempre gli usi e le tradizioni pagane. Questo fu il destino che toccò anche alla festa del primo di aprile, rimpiazzata da quella della Pasqua. Le persone che, nonostante ciò, si ostinavano a festeggiare il vecchio rito pagano venivano ridicolizzate e fatte oggetto di scherzi e burle di ogni tipo.

Entrambe le ipotesi, comunque, confermano la matrice pagana e buffonesca della festa, che continua tutt’oggi, seppur con sfumature diverse, a restare viva in gran parte del mondo.


Confessor || 00:54 || martedì, 01 aprile 2008
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Pasqua alta o bassa? Storia di una datazione controversa

Dispute teologiche, minacce di scismi, interventi dell'imperatore, questioni astronomiche, errori di calendario, tradizioni agricole, quartodecimani indomiti...
Questi e altri elementi sono alla base non di un tumultuoso romanzo, ma della variabilità della data della Pasqua.
Il principio per calcolare la data della Pasqua viene da lontano: dal Concilio ecumenico di Nicea (325 d.c.), convocato dall'imperatore Costantino per portare la pace nell'Impero, turbato dalla controversia ariana e dalla divergenza circa la data di Pasqua fra i cristiani "orientali" e quelli che si riferivano a Roma e ad Alessandria.
Fu presa questa decisione: tutti i cristiani avrebbero celebrato la Pasqua "nella data dei Romani e degli Alessandrini". Per l'importanza scientifica riconosciuta alla città di Alessandria, fu incaricata la Chiesa di questa città di determinare e comunicare ogni anno a tutte le Chiese la data stabilita.
Per fissare la data della Pasqua occorreva infatti scrutare il cielo: la sua celebrazione è stabilita infatti (tuttora) per la prima domenica dopo la Luna piena successiva all'equinozio di primavera.
Perché questa saldatura tra data della Pasqua ed eventi celesti?
La Pasqua cristiana è legata alla Pasqua del popolo d'Israele (Pesach), la cui celebrazione è descritta nel libro biblico dell'Esodo, al capitolo 12.
La tradizione ebraica, che considera importante la santificazione del tempo, gode infatti di un calendario solare-lunare e le feste ebraiche hanno antichissime origini legate alle tradizioni agricole-pastorizie che hanno fondato la loro cultura.
Nella tradizione ebraica l'equinozio di primavera ha un valore fondante: l'anno religioso inizia nel mese di Nissan, nel quale avviene questo equinozio.
Il calendario ebraico fa coincidere il plenilunio successivo all'equinozio al 14 Nissan: e la Pasqua ebraica si celebra proprio nella notte tra il 14 e il 15 di Nissan, indipendentemente dal giorno della settimana in cui cade.
La base del calcolo della Pasqua cristiana rispetta questa regola, con un piccolo adattamento: la Pasqua è spostata al «dies domini», il giorno memoriale della Risurrezione del Signore, ovvero la prima domenica successiva.
In base a questi calcoli, la Pasqua per i cattolici può cadere ogni anno entro il periodo che va dal 22 marzo al 25 aprile.
Ma le complicazioni non terminano qui. Se la data della Pasqua cristiana è univocamente definita, come mai i cristiani ortodossi la celebrano in una data differente dai cattolici romani?
Semplice: pur continuando ad usare il metodo del Concilio di Nicea, applicano l'antico calendario giuliano, impreciso e quindi sfasato rispetto a quello gregoriano ora in uso.
E che dire invece dei Quartodecimani coloro che celebrano la Pasqua il 14° giorno del mese di Nisan indipendentemente dal giorno della settimana in cui la festa capita e non la domenica successiva?
Se avete programmi a lungo termine sappiate che nel 2009 la Pasqua verrà celebrata il 12 aprile, mentre nel 2010 la data della Pasqua cattolica e quella ortodossa coincideranno: 4 aprile.
Ultima curiosità: in molte zone d'Italia il giorno dell'Epifania, festività di chiaro sapore natalizio, viene chiamata "Pasquetta". Perché? E' il giorno in cui, con un apposito rito, viene annunciata i fedeli la data della prossima Pasqua.

Da "Il Sole 24 Ore"

Confessor || 10:23 || sabato, 22 marzo 2008
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"Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme. Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile. E' splendido come il leone nell'attimo in cui abbatte la preda. E' bello come un giorno di primavera. Si, è il grande Pan in persona e anche il piccolo. E' Priapo.
E' il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia. E' l'ermafrodito del primissimo inizio. E' il signore dei rospi e delle rane che vivono nell'acqua e calpestano la terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte. E' la pienezza che si unisce col vuoto. E' il santo accoppiamento, E' l'amore e il suo assassinio, E' il santo e il suo traditore, E' la luce più splendente del giorno e la notte più oscura della follia, Vederlo significa cecità, Conoscerlo è malattia, Adorarlo è morte, Temerlo è saggezza, ..."

( C.G. Jung )

Abraxa6

Confessor || 23:56 || martedì, 23 ottobre 2007
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Le radici della festività pasquale rimandano ad antichi culti pagani legati al sopraggiungere della primavera e al risveglio della natura. E' però con l'ebraismo e il cristianesimo che questa ricorrenza assume significati particolari. Il nome Pascha (rimasto sia in greco che in latino) deriva dalla forma aramaica dell'ebraico Pesach.
Nell'ebraismo Pesach (al plenilunio del primo mese lunare dopo l'equinozio di primavera) richiama alla memoria la liberazione, con l'attraversamento del Mar Rosso, degli ebrei dalla schiavitù d'Egitto, evento che diede origine alla vita indipendente del popolo d'Israele, e l'Hag hamatzot, la festa delle azzime, in ricordo del fatto che la fuga dall'Egitto non consentì di fare lievitare in tempo il pane. Quella ebraica è la Pasqua della memoria, del ricordo infinito della bontà di Dio nel liberare dal terrore e dalla fame il popolo d'Israele.
Con il cristianesimo si è passati a celebrare la resurrezione di Gesù Cristo e la salvezza nella sua globalità e onnicomprensività con il passaggio dalla morte alla vita eterna. Cristo (che vuol dire l'Unto) è per i cristiani l'evento nuovo e divino che offre agli uomini il dono di una nuova vita, veicolata dal battesimo. Non a caso, in origine il sacramento veniva somministrato nella notte di Pasqua, perché momento di morte e rinascita.
Per gli ortodossi è la festa per eccellenza e non coincide con quella cattolica perché la Chiesa ortodossa per i suoi conti utilizza il calendario giuliano (il vecchio calendario di Giulio Cesare), anziché quello gregoriano. 
Nell'islamismo non si celebra la Pasqua ma la "festa grande" (in arabo al-'id al-kabir), nota anche come festa dei Sacrifici, che commemora nell'Islam il sacrificio di Ismaele, e la "festa piccola" (in arabo al-'id al-saghir) al termine del digiuno del Ramadan. Un'altra festività importante è quella della nascita di Maometto (in arabo al-Mawlid) che si tiene il dodicesimo giorno del terzo mese dell'anno musulmano. Per i musulmani Gesù è stato assunto in cielo da Dio senza morire. Al suo posto i romani avrebbero messo un suo simulacro. Sotto vari aspetti Gesù è considerato fra i massimi profeti inviati da Dio all'umanità e una tradizione vuole che ritorni sulla Terra alla fine dei tempi, annunciando il "Giorno della religione" (yawm al-din), ovvero il Giorno del Giudizio finale.
Gli induisti in marzo-aprile commemorano la nascita di Rama (Ramanavami) mentre i buddhisti ogni anno, la prima notte di luna piena del mese di maggio, celebrano la nascita, il risveglio e la morte del Buddha (Vesak, dal nome del mese nel calendario indiano).

Piero della Francesca, La resurrezione di Cristo, affresco, 225x200 (1463-1465)
Sansepolcro, Pinacoteca Comunale

Confessor || 12:17 || domenica, 08 aprile 2007
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Siponto: La magia del solstizio d'estate (Manfredonia - Foggia)

Un viaggio tra cavalieri teutonici, enigmatiche scritte e antiche energie

a cura di Andrea Romanazzi

               

Spesso, quando si pensa alla Puglia, si ha l'immagine del "paese d'o Sole", spiagge e bellezze naturali, in realtà moltissimi sono i misteri che circondano la regione tanto da poterla quasi definire il "paese della luna", visione non tanto fantastica se pensiamo che il primo romanzo gotico, scritto da Horace Walpole, "il Castello d'Otranto", non è ambientato tra le brume della Scozia, ma sulla soleggiata costa pugliese. La nostra regione è spesso legata all'Ordine templare e alle numerose magioni e porti esistenti in Puglia da cui la "Militia Cristi" partiva per l'Oriente. In realtà un altro ordine cavalleresco era presente nella regione, e non meno potente o intrigante del primo: l'Ordine Teutonico! La date di fondazione è piuttosto incerta, alcuni dicono che sia stato fondato nel 1118, pressappoco la stessa data di fondazione dei templari, per altri verso il 1128. Del resto, anche per il più conosciuto Ordine del Tempio la data è alquanto controversa e oggi si tende a spostarla verso la seconda decade dell'anno 1100. L'ordine, comunque, fu definitivamente accettato dalla chiesa nel 1190 da papa Celestino III che confermò la nuova confraternita e alla quale impose la stessa regola dei Templari e degli Ospedalieri, con l'unica differenza che i Teutonici potevano accogliere solo membri della nobiltà tedesca. Solo verso il 1198, anche grazie alla figura del Gran Maestro Hermann Von Salza, l'ordine iniziò ad acquisire notevole potere, riuscendo a farsi appoggiare sia dall'imperatore Federico, con il quale intrattenne stretti rapporti, facendo quasi diventare l'Ordine una "milizia privata" del Puer Apuliae, sia dal potere Papale rappresentato da Papa Onorio III. A differenza del "gemello" Ordine Templare, i Teutonici ebbero la possibilità di crearsi un vero e proprio impero, infatti nel 1230 furono trasferiti in Prussia e lì sottomisero e convertirono gran parte delle popolazioni pagane. Da allora e per quasi mezzo secolo i Cavalieri Teutonici portarono avanti una lunga e cruenta Crociata contro gli infedeli del nord e, nonostante la bellicosità delle popolazioni germaniche, nel 1283 la Prussia poteva dirsi definitivamente conquistata dal bianco mantello. Figura fondamentale per l'ordine del "bianco mantello" fu quella del già citato Hermann Von Salza. Il Gran Maestro dell'ordine riuscì, infatti a intrattenere buoni rapporti sia con l'Imperatore che con il Papa. Ebbe un ruolo fondamentale nel matrimonio tra Federico II e Jolanda, figlia di Giovanni di Bienne re di Gerusalemme e si adoperò molto in Terra santa, ove lui stesso operava con i suoi cavalieri per la liberazione del Santo Sepolcro e partecipò alla incruenta crociata del 1228. Grande diplomatico ebbe numerosi incarichi delicatissimi dall'imperatore e molto spesso fungeva da intermediario tra la corona e la Roma pontificia. Il Gran Maestro morì a Salerno in circostanze non ancora ben chiare nel 20 marzo 1239, stesso giorno in cui l'imperatore veniva scomunicato per la seconda volta, il suo corpo fu, su suo espresso desiderio, sepolto non in Germania, bensì a breve distanza da Castel del Monte, nella splendida chiesa di San Tommaso dell'Ospedale di Barletta. Come accadde per i Templari, anche l'Ordine Teutonico intrattenne in Terra Santa rapporti con gli "infedeli" che non vedeva solo come nemici da sconfiggere l'"inimicum" latino ma come "guerrieri" da rispettare e da cui "imparare" e dunque "hostes". Si narra, così, che anche i Teutonici ebbero rapporti con la setta Sufi, adoratori del culto unico Cristiano-Ebraico-Mussulmano, e dai quali impararono l'arte della terra di Khem. Del resto una piccola conferma di questo la troviamo tra le mura dell'affascinante cattedrale di Troia, piccolo paese in provincia di Foggia e vicino alla roccaforte saracena di Federico II a Lucera. Sulle mura perimetrali della Cattedrale son rappresentate, con simbologie piuttosto strane per esser presenti in una dimora Cristiana, le tre grandi religioni, ma questa è un'altra storia... Torniamo ai Teutonici. Per alcuni studiosi questi cavalieri furono tramite fondamentale tra l'imperatore Federico II e la setta Sufi e si narra di strane riunioni che l'Imperatore e il Capitolo dell'ordine tenevano all'interno di Castel del Monte! Gli Ordini cavallereschi erano fortemente legati alla figura della vergine dall'iconografia "bruna", spesso addirittura trafugate dalla Terrasanta, come la Madonna di Czestochowa in Polonia, e insieme ai cistercensi, furono grandi promotori del culto in Europa, basti pensare alle chiese dedicate in Francia a "nostra signora" dai Templari, oppure alla Chiesa d'Altamura fatta erigere da Federico II e dedicata alla Vergine, o ancora alle diverse chiese Teutoniche presenti in Puglia. Forse l'idea dell'imperatore era quella di una "religio" unica che avrebbe certamente tolto potere alla Chiesa, in quel periodo sempre più legata ad una visione temporale e materiale, ma che avrebbe presto suggellato la pace tra i popoli non più straziati da inutili guerre e crociate religiose, ma tutti accomunati da un unico Culto-Sogno d'amore e fraternità, sotto il segno della Vergine Maria. L'Ordine Teutonico ebbe anche forti legami con quello Templare a differenza di quello che ci racconta la storia che afferma che tra i due ordini non scorresse buon sangue come ultimamente dimostrano le ultime scoperte della cattedrale di Vienna. Infatti è recente la notizia che nella splendida cattedrale di Santo Stefano è stata scoperta una cripta sotterranea di cui non si conosceva l'esistenza e quasi sotto l'ingresso della cattedrale, cosa non nuova quando si parla di chiese templari. Ebbene all'interno di questa cripta, in una chiesa appunto fondata dai teutonici, ecco 2 gargoyls con il muso rivolto verso un'enorme croce patente rossa. Molti degli insediamenti Teutonici nella terra di Puglia sono presenti sul Gargano, il Promontorio è sicuramente un luogo molto particolare, crocevia dei pellegrini che, prima di partire per le crociate, percorrevano la "via sacra longobardorum", che da San Marco in Lamis passava per San Giovanni Rotondo, Monte Sant'Angelo fino a giungere a Siponto. Il Gargano, dunque, era, nel medioevo, un vero e proprio centro spirituale e ancor oggi, nelle isolate grotte del promontorio, vivono numerosi eremiti. Lungo "l'antico percorso" numerosi furono i monasteri, chiese, e ricoveri costruiti per i pellegrini, spesso sovrapposti a più antiche strutture esempi sono Santa Maria di Stignano, San Matteo, San Giovanni Rotondo, Sant'Egidio, San Leonardo di Siponto, fino ad arrivare a Monte Sant'Angelo. Un sito di carico di un fascino particolare è la chiesa di Santa Maria di Siponto, appartenente all'Ordine Teutonico. Appena si giunge sul luogo notiamo una particolarità, infatti la chiesa di Santa Maria è a forma di un cubo, una pianta al quanto "strana" per un classico edificio di culto, il quadrato è il simbolo della Terra, della Gerusalemme terrestre, in contrapposizione al cerchio, simbolo celeste. Lo strano legame simbolico con la "terra" non è casuale, infatti, all'interno si può ammirare la Madonna nera sipontina, ricordo lontano della "vergine bruna". Sempre sulla stessa via percorsa dai pellegrini e a breve distanza, troviamo il Priorato di San Leonardo. Il monastero fu fondato attorno all'anno 1000 dai regolari di Sant'Agostino e affidato, successivamente nel 1261 da Papa Alessandro IV all'Ordine teutonico di Santa Madre Prussia, insediati a Barletta nella chiesa di san Tommaso, città da dove i cavalieri, legati come ben sappiamo alla figura dell'imperatore Federico II, partivano per la Terra Santa sotto la guida di Ermanno Von Salza, gran maestro dell'Ordine . Ultimo rappresentate di quest'ordine sarà il vescovo di Troia, Stefano Gruben. Dal punto di vista architettonico San Leonardo si presenta con una navata centrale coperta da una serie di cupole e due laterali con copertura a botte. Lo stile è così facilmente collocabile in quello orientale latino dominante in quel periodo. Lo schema del portale non è tipico del romanico pugliese ma ricorda molto le maestranze francesi, attraverso la mediazione dei cantieri abruzzesi. (figura in alto) Osserviamo la lunetta: al centro troviamo, nella "vescica piscis" il cristo apocalittico retto da due angeli... tutt'attorno, partendo da sinistra a destra troviamo il toro, l'angelo, una cerva, il centauro che suona la lira, il drago, il centauro che suona il flauto, l'aquila e il leone. Molti di questi simboli li abbiamo già incontrati in altri luoghi legati al culto delle madonne nere, il toro e la cerva sono il simbolo di Dioniso e Diana, divinità legate alla vegetazione, il centauro rappresenta la doppia natura dell'uomo che suona strumenti "filisofali" come la lira e il flauto. Interessante è anche la valenza simbolica dei due leoni, il primo, che sta sbranando un uomo nudo, rappresenterebbe il diavolo, sempre in agguato e in cerca di prede come un leone, l'altro, invece, ha significato opposto, si ciba di un pesce, che appunto rappresenta il Cristo e da cui trae forza. Nell'antichità infatti i primi cristiani si riconoscevano con un segno in codice, quando due di essi si incontravano uno di loro tracciava metà del segno e l'altro lo completava. Il simbolo in questione era appunto il PESCE! Del resto la parola Nazareni, oltre che abitanti di Nazareth significava "piccoli pesci", e i seguaci di Gesù erano appunto i Nazareni. Non dobbiamo poi dimenticare che, all'ingresso di Gerusalemme il Cristo fu accolto nel grido di "oannes" che poi diventerà, per un errore di trasposizione, Osanna. Ebbene gli Oannes erano divinità delle popolazioni medio-orientali che, curiosamente erano rappresentati metà uomini e metà pesci! Sempre sulla facciata esterna, sulla destra dell'ingresso, troviamo un misterioso criptogramma una "croce stellata" di cui spiegheremo in seguito. Entrando nella chiesa l'attento viaggiatore può osservare i Gigli federiciani, che fanno intuire l'intimo legame tra imperatore e teutonici, mentre sulle pareti troviamo delle croci nere (figura in basso), simbolo dell'Ordine. Alzando poi lo sguardo sulla volta, notiamo un piccolo rosone a 11 raggi. E' proprio qui che risiede la soluzione dell'enigma della croce stellata trovata all'esterno, infatti ogni anno, nel solstizio d'estate, un raggio di luce attraversa il "rosoncino" e va a colpire una zona del pavimento contrassegnata da una piccola croce, quasi ad indicare un punto ben preciso del sito. Ed ecco allora la spiegazione della croce gammata incontrata in precedenza: "il sole, alto nel cielo e a perpendicolo va a colpire un punto a metà strada tra i due pilastri". Il simbolo è un segnale per il sapiente, il modo per indicare un preciso punto, l'Omphalos del luogo sacro. La parola è di origine greca, Omphalos, ma la sua tradizione e il suo significato è molto più antico e legato a culti e tradizioni che affondano le loro radici nella notte dei tempi. In questa accezione "ombelico" rappresenterebbe il centro sacro, luogo ove il "divino" si unisce con il "terrestre". Il concetto di Omphalos lo troviamo sia nella Bibbia che in molte culture megalitiche, è l'idea di una proiezione in terra di un centro celeste, il "loco" ove dimorano gli dei e dove l'uomo, in terra, può avere contatti con loro. Una spiegazione per cosa siano davvero questi centri potrebbe esser desunta dalla teoria dei leys. L'idea nacque negli anni '20 in Inghilterra quando Alfred Watkins scoprì che molti siti megalitici erano allineati seconde delle direttrici preferenziali, direttrici successivamente chiamate leys. Oggi si parla di una vasta rete che collega siti megalitici di tutta Europa creando una fitta maglia, una maglia di energie sottili che scorrono all'interno della terra, spesso seguendo corsi d'acqua sotterranei, e che si addenserebbero in punti particolari, appunto gli omphalos. Omero, per esempio, chiama l'isola di Ogigia l'ombelico del mare, appunto un Omphalos. La narrazione sembrerebbe quasi confermare la teoria delle energie che permetterebbero l'unione con il divino, infatti Ulisse trova sull'isola, appunto, una dea, Calipso, l'elemento femminile, che lo rigenera, lo rinsavisce e finchè Ulisse rimane sull'isola potrà esser immortale. Così l'omphalos diventa il simbolo di antichi culti, in particolare di quello ctonio legato alla Vergine bruna, identificata come la terra dalla qualche fuoriescono queste energie che permettono, come nel caso di Ulisse, di avvicinarsi al divino. Una teoria più classica, invece, vuole l'ombelico come "centrum" di una civiltà o semplicemente di una comunità, come appunto quella dei pellegrini in viaggio verso l'Oriente. In entrambi i casi San Leonardo diventa realmente Omphalos della comunità Cristiana, il cui segreto, protetto dai monaci guerrieri, continua a nascondersi al visitatore dietro l'enigmatica croce!

 

(daltramontoallalba.it)

Confessor || 11:14 || martedì, 06 febbraio 2007
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RITO

Dioniso è Donna,

roboanti trombe
annunciano l’arrivo di torme
d’insaziabili Madri

i seni scoperti,
in cerca del piacere

assalgono l’Uomo,
cavalcandolo furiose
-gemiti altissimi
sconvolgono
la luna dormiente-
infine, squartatolo,
ne assaporano le carni.

(componimento proposto per l'Antologia della Poesia Erotica Contemporanea - Italialibri.net)

 

Una Menade con tamburello, in preda all'estasi dionisiaca, avanza seguita da un Satiro che suona un doppio flauto, mentre un secondo, affiancato da una pantera, in mano un tirso, chiude il corteo.
Rilievo di età augusteo-tiberiana da Ercolano.
(Napoli, Museo Archeologico Nazionale)

Confessor || 17:19 || sabato, 03 febbraio 2007
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Il Gatto magico dagli Egizi alla mitologia.



Presso gli Egizi, l'uccisione del gatto era punita più severamente di quella di qualsiasi altro animale, sia che avvenisse inavvertitamente o che fosse provocata di proposito.
Chi uccideva un gatto era sempre criminale, e tale crimine si espiava solo col supplizio.
Ma quando un gatto moriva naturalmente, dice Erodoto, le persone della casa piangevano il lutto come se fosse scomparso un membro della famiglia.
Il gatto veniva imbalsamato e degnamente seppellito.

Gli Egizi lo chiamavano Myou, con un'evidente onomatopea, e lo onoravano in parecchie regioni, ma principalmente a Bubastis, città del Basso Egitto dove si adorava Bastet, la dea dalla testa di gatto.
Il gatto, come la dea Bastet, era il nemico dei serpenti, e in un papiro funerario è raffigurato nell'atto di mozzare la testa di un rettile.
Il culto di Bastet era diffuso a Tebe e a Menfi, e nei dintorni di queste due città sono stati trovati dei cimiteri di gatti contenenti circa duecentomila mummie.
Pare infine che, mentre il gatto era sacro al Sole e a Osiride, la gatta era sacra alla Luna e a Iside.
Il gatto, la cui pupilla subisce delle variazioni che ricordavano le fasi della luna, veniva paragonato alla sfinge per la sua natura segreta e misteriosa e per la sensibilità alle manifestazioni magnetiche ed elettriche.
Inoltre la sua abituale posizione raggomitolata e la facoltà di dormire per giornate intere ne facevano, agli occhi degli ierofanti, l'immagine della meditazione, mostrata come esempio ai candidati all'iniziazione rituale.
Nel Libro dei Morti egizio, il gatto è chiamato Matou allorché combatte contro Apophis, il serpente pitone della paludi, simbolo delle forze malvage. Si affermava infine che il gatto possedesse nove anime, e godesse di nove vite successive.

La prima donna, quando ancora Eva non era nata, la pura, la ribelle, Lilith, 1' incontrollabile, l'imprevedibile, la vergine selvaggia, sovrana delle ombre, scelse per compagno lo spirito stesso della notte e del mistero: il gatto.

I Greci, al contrario, ignorarono i gatti.
Per cacciare i topi dalle loro case, si servivano delle donnole e dei colubri.
I cristiani, dal canto loro, videro il gatto di mal occhio, e lo accusarono di portare con sé tutti i malefici.
Già a opinione degli gnostici, nel VI secolo, il gatto era legato a tutti gli aspetti diabolici della femminilità.
Il gatto sta al cane, dicevano, come la donna sta all'uomo.
La sua natura, la sua voluttà, la sua dolcezza, la sua astuzia sono simili a quelle della donna.

Per di più, il gatto fu molto presto collegato al folklore della stregoneria; le streghe amavano trasformarsi in gatte.
E sicuro che, dice Duchaussoy nel suo Bestia ire Divine:
"Quando i rituali e i culti lunari furono ufficialmente abbandonati e relegati al rango di stregoneria, il gatto nero, immagine della notte buia in cui brillava la divina Febe, divenne il compagno classico delle streghe".

Esaminando il racconto intitolato Il gatto nero di Edgar A. Poe, si può scorgere un ruolo erotico-simbolico del gatto.

 

(gaiaitalia.it)

gatto_mammone.jpg (74476 byte)

Ex voto del 1968 -Cesio maggiore (Belluno)- raffigurante la signora Serafina Dal Pont scampata all'attacco di un gatto mammone grazie all'intervento miracoloso di Santa Rita, comparsa sotto forma di un grossissimo topo il quale distrasse l'attenzione del mostro che si mise a inseguirlo attraverso la campagna.


Per saperne di più clicca sull'esemplare di Mau Egiziano qui sotto...  

mau_egiziano

Confessor || 10:10 || mercoledì, 24 gennaio 2007
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Bob Marley non è il mio nome. Non conosco ancora il mio nome.

Bob Marley


bob1

bob2




Haile Selassie I, imperatore d'Etiopia dal 1930 al 1974


Re dei re, Eletto di Dio, Leone Conquistatore della Tribù di Giuda, Luce del Mondo, Gesù Cristo nella Sua Seconda Venuta, in Maestà e Gloria.
(secondo il credo rastafariano)
Confessor || 11:35 || lunedì, 22 gennaio 2007
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 "Il morso esprime conflitti psichici cifrati emergenti dall'inconscio".


Ernesto De Martino

 

Chiara danza nella piccola cappella sconsacrata, dedicata a San Paolo, protettore delle tarantate. Galatina (Lecce)

-Foto di Pietro Annicchiarico-

(per saperne di più clicca sull'immagine..)

Confessor || 19:38 || mercoledì, 10 gennaio 2007
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Ma chi è la Befana?

Per meglio capire questa figura, dobbiamo andare indietro nel tempo fino al periodo dell'antica Roma. Già gli antichi Romani celebravano l'inizio d'anno con feste in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell'anno) e alla dea Strenia (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste feste erano chiamate le Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d'argilla, o di bronzo e perfino d'oro e d'argento. Queste statuette erano dette "sigilla", dal latino "sigillum", diminutivo di "signum", statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti. Questa tradizione di doni e auguri si radicò così profondamente nella gente, che persino la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina.

Dalla Romanità passiamo al Medioevo, periodo ricco di racconti demoniaci e di magie. Proprio in questa epoca medioevale si dà molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell'Epifania è anche chiamata la "Dodicesima notte". È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, è il periodo che viene subito dopo la seminagione; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne. Nell'antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All'inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e per rendere più credibile e più temuta questa condanna le dichiarò figlie di Satana! Diana, da buona dea della fecondità diventa così una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia superstiziosa dei popoli contadini. Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Nasce anche da qui la tradizione diffusa in tutta Europa che il tempo tra Natale ed Epifania sia da ritenersi propizio alle streghe. E così presso i tedeschi del nord Diana diventa Frau Holle mentre nella Germania del sud, diventa Frau Berchta. Entrambe queste "Signore" portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento. Si spostano volando o su una scopa o su un carro, seguite dalle "signore della notte", le maghe e le streghe e le anime dei non battezzati.

Strenia, Diana, Holle, Berchta,... da tutto questo complesso stregonesco, ecco che finalmente prende il volo sulla sua scopa una strega di buon cuore: la Befana. Valicate le Alpi, la Diana-Berchta presso gli italiani muta il suo nome e diventa la benefica Vecchia del 6 gennaio, la Befana, rappresentata come una strega a cavallo della scopa, che, volando nella dodicesima notte, lascia ai bambini dolci o carbone. Nella Befana si fondono tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell'antica Roma; i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità da certe streghe da tregenda; una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta. Ancora oggi un po' ovunque per l'Italia il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata...

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Confessor || 20:10 || venerdì, 05 gennaio 2007
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