Constatato il fatto che questo blog è molto visitato da "streghe buone", ho inserito, come nuova musica di sottofondo, un brano a loro dedicato: si intitola la "Beneventana" ed è un pezzo molto antico, le cui origini si perdono nella tradizione orale. E' una versione eseguita con la chitarra battente, strumento che anch'io mi diletto a suonare di tanto in tanto.

Il riferimento alla città di Benevento è presto fatto, anche per chi non s'intende di materie stregonesche (non c'è bisogno di essere diplomati ad Hogwart), poiché tutti sanno che Benevento è, per antonomasia, la città delle streghe. 

(il secondo link conduce ad un sito con un sottofondo musicale, quindi, per non sovrapporre i brani, vi consiglio di visitarlo in un secondo momento)

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Confessor || 09:47 || martedì, 21 novembre 2006
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La citavo nel mio precedente post e ritengo meriti una menzione particolare. Mi riferisco alla chitarra battente, strumento che posseggo e suono (mio nonno mi insegnò, quando ero ancora ragazzo, a "far vibrare" questo straordinario cordofono).

Vi consiglio VIVAMENTE di visitare il sito di un virtuoso di questo strumento:

http://www.marcellovitale.net/ 

In un prossimo post farò una rassegna delle varie tipologie di "battente" esistenti e vi mostrerò quella che posseggo io (risalente agli anni '70).

Confessor || 13:20 || giovedì, 09 novembre 2006
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Da anni studio il "tarantismo" con incontenibile passione. Ciò è dovuto, soprattutto, al fatto di essere nato in una famiglia di musicisti che hanno vissuto in modo autentico, sulla loro pelle, questo fenomeno. Mi spiego: mio nonno, negli anni '20, partecipò effettivamente ad un rito iatrosonoro di "liberazione". Aveva circa 13/14 anni e fu condotto dal padre in una casa dove c'era una donna "morsa dalla taranta", che abbisognava di cure musicali. Mi raccontò che suonarono per diversi giorni (mio nonno il mandolino, il mio bisnonno la chitarra battente), finché la donna non si riprese...

Io stesso, in seguito, imparai a suonare le melodie che fungevano come antidoti alla taranta, ma poi volli capire da dove "veniva" tutto ciò. Iniziai allora con lo studio del testo fondamentale per comprendere il tarantismo e cioè "La Terra del Rimorso" di Ernesto de Martino, poi ne studiai tanti altri, tra cui l'illuminante "Breve Storia del Tarantismo" di Henry E. Sigerist.

Poi capii che i miei studi dovevano rivolgersi a fonti più arcaiche, fu allora che iniziai con lo studio delle opere di Athanasius Kircher, sommo ricercatore seicentesco, della congregazione dei Gesuiti, che andò a scandagliare le radici più profonde del fenomeno, sia da un punto di vista antropologico che musicale (in particolare con l'opera intitolata "Phonurgia nova, sive conjugium mechanico-physicum artis & natvrae paranympha phonosophia concinnatum").

Il risultato di tutti questi miei anni di "interessamento" alla materia si è concretizzato, ultimamente, nella pubblicazione di un racconto, intitolato "Tarantata", all'interno di un'importante antologia.

Negli anni ho anche scritto diverse poesie, pubblicate sia in sillogi che in antologie, che hanno come tema la "tarantula". Qui di seguito ne pubblico una, presente nella raccolta intitolata "Questo lento divenire" (edita nel 2001).

TARANTULA
Riti orgiastici dionisiaci,
manie telestiche
rievocano inconsapevoli
giovani donne
vittime
del veleno della fatica
e delle convenzioni.
Musica e danza
catartiche
d'impronta pitagorica
risanano in esse
il morso della vita.

tarantella

Confessor || 00:48 || mercoledì, 08 novembre 2006
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