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Una breve rassegna storica sull’arcieria medievale

L’epopea d’oro dell’arco si è avuta negli anni delle battaglie dei re inglesi contro Gallesi e Scozzesi e, soprattutto, contro gli odiati nemici di sempre, i Francesi, nel periodo noto come la Guerra dei Cent’Anni.
Importanti pagine di storia sono state scritte dagli arcieri inglesi, i Longbowmen, che grazie alla loro abilità e alla loro forza hanno saputo contribuire in maniera significativa alla vittoria dell’esercito inglese contro la cavalleria francese in battaglie decisive, come Crecy, Poitiers, Azincourt tra le più note.

Ma chi erano questi soldati?

Da dove provenivano e quale era la loro origine sociale?

La prima e più importante caratteristica da un punto di vista sociale degli arcieri inglesi è che si trattava di uomini liberi. Infatti, al contrario dei fanti e delle milizie continentali, non erano obbligati ad arruolarsi. Entravano nelle file dell’esercito liberamente sulla base di un salario concordato e compiti ben precisi. Si trattava in genere di piccoli proprietari terrieri, gli yeomen, o braccianti agricoli provenienti dalle campagne.

Grazie alle loro origini contadine gli arcieri erano uomini forti e decisi capaci di maneggiare un potente arco come il longbow, che era in grado di sviluppare oltre 100 libbre di trazione (circa 45 kg).
Erano necessarie braccia robuste e spalle larghe allenate ed esercitate fin dall’adolescenza. L’addestramento iniziava in età precoce in modo d’acquisire la confidenza e la tecnica necessaria all’utilizzo dell’arco. Tutto questo non era soltanto frutta della buona volontà. Nel corso dei secoli i re inglesi erano stati capaci, attraverso vari editti, di rendere quasi obbligatorio l’addestramento e la pratica del tiro con l’arco.
Ma soprattutto, Edoardo I promulgò l’obbligo dell’allenamento al tiro dopo le funzioni religiose ogni domenica ed ogni altro giorno di festa. Inoltre, venne vietato ogni altro tipo di gioco o attività sportiva in modo da favorire enormemente l’addestramento per l’arco.
In ogni villaggio erano predisposti vicino alla chiesa dei campi di tiro.
L’abbigliamento dell’arciere, come in genere di tutti i fanti, non era certo molto ricercato. Di umili origini, gli arcieri non potevano permettersi armature costose ed armi da cavaliere. Erano in genere vestiti con abiti comuni e stivali, il busto ed il capo protetti da corpetti e bacinetti in cuoio bollito, raramente indossavano elmi o protezioni in maglia di ferro, spesso rubate ai nemici caduti sui campi di battaglia.

Il loro atteggiamento era fiero ed usavano sfidare i nemici salutandoli sul campo di battaglia con la mano alzata e le dita indice e medio tese verso l’alto. Quali sono le origini di questo saluto, che ai giorni nostri si è tramutato in un ben noto gesto volgare? Gli arcieri inglesi usavano tendere la corda del loro arco con l’indice ed il medio della mano destra. I nemici, in particolari francesi, quando catturavano un arciere, non potendo chiedere un riscatto, date le umili condizioni del prigioniero, gli tagliavano proprio quelle due dita, in modo da renderlo inoffensivo. Per questo gli inglesi sbeffeggiavano i loro nemici proprio mostrando le due dita rivolte verso l’alto, come a sfidarli incitandoli a venirle a tagliare se ne avevano il coraggio.

Le truppe di arcieri erano, dato il loro armamento molto leggero, altamente vulnerabili agli attacchi della cavalleria o della fanteria pesante. Per questo venivano in genere posizionati sul fianco dello schieramento dell’esercito e protetti con barricate, pali appuntiti piantati inclinati in terra con la punta rivolta verso i nemici.
I comandanti utilizzavano il tiro degli arcieri come una specie di “fuoco di sbarramento”. Migliaia di arcieri era in grado di far volare a parabola un numero enorme di frecce con cadenze di tiro di 6-10 frecce al minuto. Un cronista dell’epoca che ci racconta la battaglia di Azincourt, scrive che le frecce erano talmente numerose che arrivavano ad oscurare il cielo come nuvole cariche di pioggia e volavano in alto per poi abbattersi sui nemici in modo letale.
I lanci degli arcieri erano alternati alle cariche della cavalleria o della fanteria pesante, che si scagliavano sugli avversari già decimati dalle frecce. E’ stato calcolato che durante la battaglia di Crecy migliaia di arcieri abbiano scagliato centinaia di migliaia di frecce sulle teste dei soldati francesi.
Con lo sviluppo della tecnologia ed in particolare l’utilizzo sempre più crescente delle armi da fuoco, l’arco perde poca a poco la sua efficacia militare e diventerà nel corso dei secoli successivi un puro strumento di sport e divertimento. E’ significativa la frase di un arciere nel romanzo di Conan Doyle “La Compagnia Bianca” che maledice una bombarda, le sue scintille fumose e la sua folle bocca di fuoco, causa della fine dell’arco da guerra.

(grazzano.it)

arcieri

Confessor || 21:28 || martedì, 20 febbraio 2007
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...ed ecco un gruppo di arcieri medievali intenti nell'arte del saettare...

Confessor || 20:28 || giovedì, 18 gennaio 2007
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Per me, appassionato di tiro con l'arco, questa è proprio una chicca...

Confessor || 19:32 || giovedì, 18 gennaio 2007
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La mia passione per il tiro con l'arco è ormai risaputa. A tal proposito vorrei riportare un racconto, tratto da un testo classico taoista:

Mentre Lieh-Tzu studiava il tiro con l'arco, colpì il centro del bersaglio. Ne chiese a Yin del valico, che gli disse: -Sai in che modo si colpisce il centro del bersaglio?- 
-Non lo so- rispose l'altro.
-Non sei ancora maturo- disse Yin del valico. 
Lieh-Tzu si ritirò e si esercitò. Dopo tre anni ne riferì di nuovo a Yin del valico, che gli chiese: -Sai in che modo si colpisce il centro del bersaglio?-
-Lo so- rispose Lieh-Tzu.
-Va bene- disse Yin del valico. -Conserva questa conoscenza e non perderla. Non si applica soltanto al tiro con l'arco: è così anche nel governare lo stato e la propria persona. Perciò l'uomo santo non investiga il sopravvivere o il perire, ma perchè è così.


"Sostanzialmente, l'arciere mira a se stesso".

(Tao Tê Ching)

(Lieh-Tzu, "Il vero Libro della sublime virtù del cavo e del vuoto", Libro VIII, Concordanze esplicative, n.107)
Confessor || 16:58 || mercoledì, 22 novembre 2006
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A questo punto, sulla scia del post precedente, credo sia opportuno approfondire le conoscenze su questo straordinario elfo, mettendo in risalto le differenze tra il Legolas del libro e quello del film:

Nel Libro: 

è un elfo che Frodo incontra a Gran Burrone, durante il Consiglio di Elrond. Non sappiamo molto sul suo aspetto fisico, al di là del fatto che è bello, che è bello e che è bellissimo. A giudicare da certi accenni devo pensare che sia altissimo, ma meno di Aragorn; in pratica Aragorn è il più alto della compagnia, Legolas è anch'egli altissimo e Boromir, pur alto, è meno alto di Aragorn e, presumibilmente, di Legolas.

       Tolkien, anche se non nel Signore degli Anelli, descrisse Legolas all'incirca così: "Alto come un giovane albero, era dotato di un'agilità sovrumana; estremamente forte e veloce ad estrarre un arco e colpire il destriero dei Nazgul in volo". Alto come un giovane albero non vuol dire assolutamente nulla in termini oggettivi! E' però questo il modo di descrivere di Tolkien: molto "ad impressioni" e vagamente per simboli, quando non per metafore e similitudini.

Credo che per giovane albero si intenda un albero che non ancora dà frutti; conosco la campagna e posso testimoniare che un giovane albero, sano ed in condizioni normali, può andare da un metro e mezzo a tre metri. In genere un albero alto meno di due metri ancora non da frutti. Insomma, "alto come un giovane albero" può significare, in termini di centimetri, più alto di un essere umano alto. In realtà quella espressione vuole dire molto più di quanto non possa sembrare da un primo sguardo e si riferisce sia all’aspetto di Legolas che alla sua natura. Vuole sottolineare la sua vicinanza con la Natura, il suo aspetto slanciato e proteso verso il cielo, eppure saldo e radicato per terra, il fatto che sia contemporaneamente longilineo eppure forte, duro eppure flessibile.

 Un accenno in ISDA potrebbe far supporre che forse Legolas avesse i capelli neri, ma la cosa mi pare impossibile o quasi: a meno che tra i suoi avi non vi fosse qualche Noldor, dovrebbe avere i capelli chiari e biondi come tutti i Sindar. A tal proposito: Legolas è figlio di Thranduil, Re degli Elfi di Boscoverde il Grande; dovrebbe quindi essere di stirpe Sindarin e non Silvana (Elfo Grigio e non Silvano; non che cambi moltissimo, in verità).

Dunque, ricapitolo l’analisi fatta sull'aspetto fisico del figone della Compagnia: è altissimo, slanciato, bello, molto forte, sovrumanamente agile e veloce, occhi grigi o azzurri che vedono lontanissimo, quasi certamente biondo-chiaro. Come tutti gli Elfi deve avere la pelle molto chiara, ma non pallida. E' figlio di un Re. Non so quanti anni abbia, ma suppongo un paio di millenni. E' bravissimo con l'arco.

Caratterialmente, benché non sia molto approfondito, è il personaggio più incredibile che esista. Riesce, nel contempo, ad essere eccezionalmente sensibile eppure a comportarsi in modo calmo, razionale e quasi freddo.
Vi è un'occasione in cui Legolas sparisce per due pagine (nel senso che Tolkien nomina tutti meno che lui) per poi apparire una sua freccia che trafigge un lupo che aveva spiccato un balzo contro la Compagnia! Nessuno si era accorto di Legolas e lui controllava tutto!

E' dotato di una sensibilità sovraumana. Certamente non è in grado di leggere la mente, ossia i pensieri, ma sa leggere i sentimenti come fossero incisi in profonde rune. E' una persona molto equilibrata: non è né distaccato, né appiccicoso, né solitario, né casinista, è saggio ma non si comporta da vecchio, è nobile ma non lo da ad intendere ed è gentile di animo ma sa essere spietato... secondo me è l'equilibrio assoluto.

Temo che Tolkien non abbia mai dato indizi in genere, ma mi è venuto da pensare che per lui Legolas fosse una sorta di vetta massima; è un mio pensiero, forse è una sciocchezza, ma io credo sia possibile: Legolas è l'equilibrio, è l'uomo perfetto.

Nel Film:

è alto come Aragorn e Boromir; molti hanno notato porta degli stivali che non dovrebbe portare, ma secondo me non è nulla di così importante. In effetti la sua grazia, nel libro, era tale da permettergli di correre sui cumuli di neve e fare una cosa simile con degli stivali è difficile (anche se nel primo film, in effetti, lo fa). Orlando Bloom è un bel ragazzo e recita bene per quelle poche sequenze che deve effettivamente interpretare.

Nota di Demerito: la scenata di isterismo di Legolas alla gola di Helm; pareva di vedere un documentario sui problemi ormonali delle adolescenti alla prese col primo ciclo mestruale! Si sarebbe dovuto trovare qualcun altro se proprio si voleva aggiungere un tocco di drammaticità alla battaglia con una scenata di disperazione.

Per il resto Legolas, nel Film, è ridotto ad essere la parte attiva, la vis atletica del Film; la cosa mi sta bene. Trovo ridicole le critiche agli episodi in cui Legolas dà prova delle sue capacità. Sono episodi che azzeccatissimi per quel personaggio; ah, ovviamente nel Libro non ci sono. 

Difficile spiegare ai saputi snobboni che “Il Signore degli Anelli” è un romanzo epico e non un romanzo di avventura per ragazzi, mentre il Film è un'opera cinematografica. E' tipico del romanzo epico descrivere grandi gesta e grandi imprese, inframmezzate da qualche impresa eccezionale (e Legolas ne compie alcune nel libro, specialmente riguardanti la sua vista incredibile); è tipico del romanzo d'avventura, soprattutto del fantasy, descrivere tanta ma tanta azione e tanto dinamismo e, nel caso di duelli, descrivere ogni colpo portato ed ogni piroetta effettuata.

Inutile dire che il Film, in quanto opera principalmente visiva, ha bisogno di visualizzare tanta ma tanta azione e tanto dinamismo e, nel caso di duelli, descrivere ogni colpo portato ed ogni piroetta effettuata; questo fa capire come sia ovvio che scene assenti nel Libro debbano essere inventate per il Film. Francamente trovo fastidiosa solo la scena, ne Le Due Torri, in cui Legolas si fionda da una scalinata su di un scudo-skateboard: mi pare troppo slegata dal contesto e troppo pensata per dei ragazzini.

In definitiva il Legolas del film è un Legolas dimezzato; né bene né male, è solo un bel personaggio che fa rizzare i peli sulle braccia. Secondo me va benissimo così.

Confessor || 10:23 || mercoledì, 15 novembre 2006
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Come già scrissi qualche post addietro sono un appassionato di arcieria, non vi ho detto, però, che sono anche un collezionista di archi...

qualche tempo fa ho acquistato, dopo averlo desiderato a lungo, la riproduzione dell'arco di Legolas, identico in tutto e per tutto a quello del film, in dotazione c'erano anche un paio di frecce, anch'esse repliche fedeli di quelle utilizzate dall'elfico arciere de "Il Signore degli Anelli".

Essendo un prezioso oggetto da collezione, realizzato artigianalmente da un mastro arcaio (Giuseppe Acacia) detentore dell'esclusiva di fabbricazione (rilasciata, credo, dalla Paramount Pictures), l'ho utilizzato finora solo per una sessione di tiri (avrò tirato non più di una decina di frecce), ovviamente ho utilizzato comuni frecce in legno e non quelle in dotazione, che non ho voluto rischiare di scheggiare o, peggio, rompere.

E' un arco davvero eccezionale sia esteticamente, che da un punto di vista funzionale, infatti, nonostante abbia una potenza elevata (ho preso la versione da 50 libbre), risulta molto "docile" nell'utilizzo.

Perdonatemi la passione, direi "feticistica", con cui ho descritto questo meraviglioso arco, che custodisco gelosamente (per non dire maniacalmente).

"Legolas portava con sè un arco di legno scuro, fabbricato in gioventù nel Bosco Atro. Esteriormente appariva di semplice costruzione, ricavato da un singolo pezzo di legno secondo lo stile degli archi Numenoreani, ma inciso in oro con un delicato motivo di edera. L'arco non era molto lungo (più o meno sessanta pollici), fatto per essere adoperato per la maggior parte del tempo tra la fitta vegetazione del Reame natio di Legolas."

Principe del regno degli Elfi di Mirkwood, Legolas partecipa alla Compagnia dell'Anello come rappresentante del suo popolo. La sua abilità con l'arco è ineguagliabile, e molte volte, nel corso del suo viaggio, l'arco di Legolas salva la compagnia dai nemici. 

Confessor || 20:44 || martedì, 14 novembre 2006
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Non lo avevo mai esplicitato in questo blog (tra le tante cose "non dette"), ma adesso credo sia giunta l'ora di rivelare una mia grande passione:

KAtrailer9

 

...a parte Keira Knightley, che non mi dispiace affatto..., mi riferivo al tiro con l'arco...

Confessor || 18:23 || giovedì, 02 novembre 2006
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