"Prima, vennero a prendere gli zingari e fui felice perché rubacchiavano. Poi portarono via gli omosessuali ma rimasi in silenzio perché non mi erano mai piaciuti. Dopo, arrestarono gli ebrei, ma tenni la bocca chiusa perché non ero ebreo. In seguito arrestarono i comunisti, ma non dissi nulla perché non ero comunista. Alla fine, vennero a prendere me, ma non c’era più nessuno che potesse dire qualcosa."
bertold brecht
Bob Marley non è il mio nome. Non conosco ancora il mio nome.


"Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur"
(lett. nell'armonia anche le piccole cose crescono, nel contrasto anche le più grandi svaniscono) deriva dal Bellum Iugurthinum (10, 6) di Sallustio.

Claude Monet, "Lo stagno delle ninfee, armonia in verde", olio su tela 89 x 93, Parigi 1899, Musée d'Orsay.
φιλειν μεν προδοσιαν, προδοτην δε μισειν
(ama il tradimento, odia i traditori)
-apoftegma augustano, riportatoci da Plutarco sia nella Vita di Romolo, sia nei Romanorum apophtegmata-
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Il bacio di Giuda, Padova, cappella degli Scrovegni |
Honoré de Balzac

Ieri sera ho acquistato il libro “Le cose dell’amore”, del filosofo e psicologo Umberto Galimberti, prima di addormentarmi ho letto le prime venticinque pagine e subito ho colto una Verità straordinaria. L’autore afferma che amare non significa realizzare sé stessi, come fa la maggior parte di noi oggi, ma deve essere un’incondizionata consegna di sé all’alterità. In altri termini, il vero amore dovrà essere l’espropriazione della soggettività a favore della ricerca dell’altro, che sia in grado, naturalmente a nostro rischio, di alterarci, di spezzare la nostra autonomia. L’amore si pone quindi come sovvertimento della stabilità, dell’ordine, dell’identità. Amore è violazione dell’integrità degli individui, è toccare con mano i limiti dell’uomo.
“Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l'uno dall'altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. E' allora evidente che l'anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio”.
PLATONE, Simposio, 192 c-d

René Magritte, Gli amanti, 1928
"Il peggior peccato contro i nostri simili non è l'odio, ma l'indifferenza: questa è l'essenza della disumanità".
George Bernard Shaw

"Ciò che rende gli uomini socievoli è la loro incapacità di sopportare la solitudine e, in questa, se stessi".